Rivoluzione Civile: i professori abbandonano Ingroia

Rivoluzione Civile Ingroia
Prime defezioni nel "polo arancione". Mentre Antonio Ingroia è alle prese con la formazione delle liste elettorali, gli intellettuali di ALBA, uno dei movimenti che formano la coalizione Rivoluzione Civile, sbattono la porta accusando l'ex magistrato di aver stravolto il loro progetto. Lo storico anglo-italiano Paul Ginsborg, già promotore dei girotondi, lo scrive sul sito del movimento in una lettera aperta dai toni concilianti ma risoluti: il movimento arancione non è quello che stavano cercando di costruire. E la colpa è di Ingroia, che ha preferito avere accanto a sé i leader di Rifondazione Comunista e dei Comunisti Italiani piuttosto che la società civile.

Il progetto dei "professori" – oltre a Ginsborg c'erano Marco Revelli, Luciano Gallino, Livio Pepino e Stefano Rodotà, tra gli altri – nasce la scorsa primavera con il "Soggetto politico nuovo", di sinistra ma alternativo ai partiti esistenti. Un'utopia, forse, che però raccoglie 1500 firme e decine di migliaia di partecipanti ai convegni. Dal Soggetto politico nuovo nasce il movimento ALBA (Alleanza Lavoro Benicomuni Ambiente), che in autunno, assieme ad altri movimenti e liste civiche crea "Cambiare si può" di Luigi de Magistris, l'embrione del movimento arancione. Infine, poche settimane fa, l'ultima trasformazione: entra in campo Ingroia che ingloba nella sua Rivoluzione Civile anche gli arancioni, insieme alla sinistra radicale e, forse, a Di Pietro.

Gli iscritti di ALBA organizzano un referendum on-line per decidere se entrare o no nella nuova coalizione: la maggioranza è per il sì, ma il sospetto è che si siano infiltrati tra i votanti molti esponenti di Rifondazione che hanno alterato il risultato. Il 28 dicembre Revelli e Pepino, incaricati di trattare con Ingroia per le liste, arrivano a Roma ma il neo-candidato premier non li riceve. Il giorno dopo presenta il simbolo della nuova coalizione, al cui interno sono presenti i segretari di Rifondazione e dei Verdi, gli unici ad avere posti sicuri in lista, mentre ai professori non viene dato spazio, così come vengono esclusi i movimenti (no-Tav, teatri occupati, acqua pubblica). Da qui il sospetto di essere diventati foglia di fico di un agglomerato di vecchi partiti che hanno paura di non superare la soglia di sbarramento.

Non a caso, mentre i professori se ne vanno, Antonio Di Pietro annuncia che farà parte di Rivoluzione Civile, anche se non scioglierà l'Idv; stessa procedura per Paolo Ferrero e la Federazione della Sinistra. Se Ginsborg cerca di tenere bassi i toni, lo stesso non si può dire dei suoi colleghi. Pepino dice "La nostra idea non si è realizzata, forse Ingroia è il male minore, ma comunque non è la mia lista". Più duro il giurista Mattei:

Ingroia è il peggior candidato possibile, ha messo in soffitta la battaglia sui beni comuni in nome di una piattaforma giustizialista.

E annunciano la defezione dal movimento arancione anche Sabina Guzzanti, Carlo Freccero, Guido Viale, Massimo Carlotto e Giorgio Cremaschi.

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