Vaticano, monito ai partiti sulle "politiche sociali"

Mentre la competizione elettorale si infiamma in vista del voto del 24-25 febbraio, giunge come un sasso (o un pietrone?) nello stagno il monito del Vaticano ai partiti sulle politiche sociali, da porre al centro dei loro programmi. Ingerenza o lungimiranza d’oltre Tevere?

Bisogna rimanere nel merito delle questioni trattate dai microfoni di Radio Vaticana da mons. Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace. L’appello ai partiti è forte e chiaro: no all’abbattimento del welfare che erode i diritti, il vero riformismo difende il diritto al lavoro.

Sì, abbiamo capito bene, e a parlare non è Landini della Fiom o Camusso della Cgil e neppure una frase tratta da un vecchio discorso di Lama o Berlinguer.

“La politica – dice Toso - non deve puntare all'abbattimento dello Stato sociale e democratico, erodendo i diritti sociali, pena la crescita delle diseguaglianze e il conseguente indebolimento della democrazia partecipativa”. E sul diritto al lavoro incalza: “Il lavoro è un bene fondamentale e non un optional come farebbe intendere la nuova dottrina del capitalismo finanziario sregolato, e, pertanto, occorre promuovere politiche attive del lavoro per tutti”. Ancora, commentando i temi del recente Messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Pace 2013, mons. Toso spiega che i partiti nei loro programmi e agende “debbono avere come punto di riferimento i diritti e doveri dell'uomo considerati come unità indivisibile”. Inoltre, “non si debbono contrapporre politiche dello sviluppo e politiche sociali”. “Il vero riformismo di cui tanto oggi si parla – afferma Toso - si trova avvicinandosi il più possibile, nelle agende, nei programmi partitici, all'integralità dei diritti-doveri dell'uomo”. Secondo l'arcivescovo, “senza i diritti sociali non sono fruibili i diritti civili e politici. Se tagli sugli sprechi debbono essere fatti, se tassazioni ci debbono essere ciò non significa penalizzare gli investimenti nella ricerca, nell'innovazione, nello studio, in nuove aree di operosità. Si dovrebbe escluderli, in definitiva, dal deficit di bilancio”. “Essi - conclude - rappresentano le condizioni indispensabili per favorire la crescita e la ricchezza nazionale”.


Il messaggio è chiaro ma va al di là della contingenza politica, inserendosi nel confronto della Dottrina Sociale della Chiesa, in particolare su “Persona, decrescita, sostenibilità”. Nell’enciclica Caritas in Veritate si afferma che: “La questione sociale è radicalmente questione antropologica” puntando su un “Umanesimo trascendente”. Benedetto XVI: “Oggi nel mondo non c’è giustizia e senza giustizia non si può pensare di costruire una società che parta dal dono, dalla carità”. Dalla CV: “Si deve ricomprendere la dinamica diritti- doveri per tracciare un vero sviluppo solidale: “ i diritti individuali, svincolati da un quadro di doveri che conferisca loro un senso compiuto, impazziscono e alimentano una spirale di richieste praticamente illimitata e priva di criteri”.

Lo sviluppo ha portato una profonda umanizzazione nel mondo; ma ha dimenticato molte zone del pianeta e ha dimenticato che a questi livelli di consumo le risorse scompariranno. Pensare di più ai beni comuni, ai beni immateriali, passare dal concetto di proprietà a quello di utilizzo comunionale. Insomma, un nuovo modello di sviluppo. Ma i partiti sono sordi, tutti impegnati sulle liste e sulle future … cadreghe.

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO