Pil in calo per la prima volta dal 2014: terzo trimestre 2018 a -0,1%

Dai dati Istat emerge che l'economia italiana sta indietreggiando.

Istat dati su Pil terzo trimestre 2018

Era dal 2014 che l'economia italiana non indietreggiava e registrava dati positivi del Pil (seppur bassi). Nel terzo trimestre del 2018, però, la rotta si è invertita e ora il Pil non sta più nemmeno crescendo, avendo registrato un -0,1% rispetto al trimestre precedente.

Dopo 14 trimestri consecutivi con il segno positivo, dunque, il Pil italiano si ritrova un preoccupante meno davanti e l'Istat ha dovuto rivedere al ribasso le sue stime di crescita, che era di crescita zero e +0,8% tendenziale, mentre ora è, appunto, -0,1% e +0,7% rispetto allo stesso trimestre del 2017.

Per il 2018 la variazione acquisita non è dunque più del +1% come nei dati provvisori, ma del +0,9%, mentre il governo nella Nadef (la nota di aggiornamento al Def) aveva previsto di chiudere l'anno addirittura con una crescita dell'1,2%. Rischiano di esserci ripercussioni anche sul 2019 per il quale il governo punta a un +1,5%, che sarebbe indispensabile anche per far "funzionare" la manovra economica con cui tanto sta discutendo in sede europea.

Già nel corso dell'audizione sulla Manovra l'Istat aveva fatto notare che per raggiungere l'obiettivo di crescita dell'1,2% nel 2018 sarebbe servito un balzo dello 0,4% nell'ultimo trimestre (quello in corso). Secondo l'Istituto nazionale di statistica la flessione del terzo trimestre "segue una fase di progressivo rallentamento della crescita" ed è dovuta "alla contrazione della domanda interna, causata dal sovrapporsi di un lieve calo dei consumi e di un netto calo degli investimenti", mentre l'amento delle esportazioni, che è stato comunque contenuto, ha permesso la tenuta della componente estera.

In particolare l'Istat spiega che dalla domanda nazionale al netto delle scorte è arrivato un effetto che ha sottratto 0,3 punti percentuali alla crescita del Pil, con un contributo nullo per i consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private e per la spesa delle Amministrazioni Pubbliche e uno 0,2% negativo per gli investimenti fissi lordi. Alla variazione del Pil c'è un contributo nullo della variazione del Pil e un +0,1% della domanda estera netta, che però non è sufficiente.

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