Pizza si ritira: tanto rumore per nulla

Dopo aver trascinato in tribunale e sconfitto il Ministero degli Interni, dopo aver minacciato un rinvio assolutamente inedito delle elezioni politiche nazionali, dopo aver chiesto la ristampa delle schede elettorali e dei manifesti dei candidati al Senato - sia in Italia che tra i militari in missione di pace - per un costo stimato di trentacinque milioni di euro pubblici, dopo tanto clamore assordante per Giuseppe Pizza è arrivata l'ora di uscire di scena. Nel silenzio quasi totale.

Il segretario della DC, parlando con la stampa a Palazzo Marini al fianco dei suoi alleati del PDL Maurizio Gasparri e Sandro Bondi, ha gettato la spugna. Si è detto «costretto, per il bene del Paese, a ritirare la lista Democrazia cristiana-DC dalla prossima competizione elettorale».

Finisce così, nel nulla, uno psicodramma vuoto e autoreferenziale, tutto interno alle dinamiche tecniche del voto (come la contestuale polemica sulle schede elettorali), che non ha lambito nemmeno di striscio i veri problemi della società italiana. Se, come sembra, gli indecisi sono ancora tantissimi, in che modo riuscirà a orientarli una campagna elettorale come questa, basata sempre più sul vuoto pneumatico?

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