Censis: "Italiani spaventati e incattiviti"

Il 52esimo Rapporto Censis descrive un'Italia sempre più impaurita, incattivita, impoverita e frammentata

L'Italia descritta nel 'Rapporto 2018 sulla situazione sociale del Paese' del Censis è un'Italia impaurita, incattivita, impoverita e frammentata. La società italiana è descritta come "poco incline a spingere in avanti il Paese nella sua interezza" pur "trovando in sé l’energia sufficiente per adattarsi ai tempi e alle regole del progresso economico".

Il Censis parla del fenomeno del "sovranismo psichico", le cui ragioni sono da ricercare nel ritratto di un Paese nel quale sono esplose le diseguaglianze. All'interno di questo scenario "verrebbe da pensare che tutto arretra" con gli italiani "incapsulati in un Paese pieno di rancore e incerto nel programmare il futuro". Secondo l'Istituto di ricerca socio-economica, pur prevalendo il pessimismo, si vedono all'orizzonte "lente e silenziose trasformazioni, movimenti obliqui" che "preparano il terreno ad un nuovo modello di perseguimento del benessere e della qualità della vita".

L'istituto vede inoltre "il consolidarsi di una positiva bilancia commerciale della tecnologia; il primato nell'economia circolare, l’affermarsi dei tanti soggetti dell’economia esplorativa, il prepotente e drammatico ritorno di attenzione sull’economia della manutenzione".

Una rabbia disordinata

Il Paese ha perso di coesione e "ciascuno afferma un proprio paniere di diritti e perde senso qualsiasi mobilitazione sociale". Due italiani su tre sono infatti convinti che "non ci sia nessuno a difendere interessi e identità" e si sentono costretti a "farlo da soli". La società è attraversata da "tensione, paura e rancore" e per questo si "guarda al sovrano autoritario"; il "popolo si ricostituisce nell’idea di una nazione sovrana supponendo, con un’interpretazione arbitraria ed emozionale, che le cause dell’ingiustizia e della diseguaglianza sono tutte contenute nella non-sovranità nazionale".

Il Censis sottolinea, inoltre, che "gli italiani sono diventati nel quotidiano intolleranti fino alla cattiveria" e "la politica e le sue retoriche rincorrono, riflettono o semplicemente provano a compiacere un sovranismo che si è installato nella testa e nei comportamenti degli italiani".

Solo il 21% degli italiani pensa di vivere "un'epoca di grandi cambiamenti" e per questo ha riferito di "avere fiducia nel futuro". Ben 30 italiani su 100 si dicono invece "arrabbiati perché troppe cose non vanno bene e nessuno fa niente per cambiarle"; il 28% si è definito "disorientato", ammettendo di "non capire cosa stia accadendo"; il 21% ha manifestato la sua totale negatività ed è convinto che "le cose andranno sempre peggio".

La paura degli immigrati

Il 63% degli italiani vede in modo totalmente negativo il fenomeno dell'immigrazione da Paesi extracomunitari; il 58% pensa che gli immigrati sottraggano posti di lavoro; il 75% è convinto che il fenomeno aumenti il rischio di criminalità; il 69,7% non vorrebbe dei rom come vicini di casa; il 52% è convinto che in Italia si faccia più per gli immigrati che per gli italiani. I più ostili nei confronti degli immigrati sono anziani e disoccupati, mentre solo il 37% ritiene che il fenomeno migratorio abbia un impatto positivo sull'economia del Paese.

La scomparsa dei giovani e la disoccupazione giovanile

L'Italia è un Paese sempre più vecchio, ma nonostante questo i giovani occupati si sono ridotti negli ultimi 10 anni. Dal 2007 al 2017 gli occupati in età compresa tra i 25 ed i 34 anni si sono ridotti al 27,3%, mentre gli occupati tra i 55 ed i 64 anni sono aumentati del 72,8%. Nel 2007 236 giovani laureati avevano un'occupazione ogni 100 lavoratori anziani, mentre nel 2017 i giovani laureati occupati sono diventati 99. Sono invece drammaticamente aumentati i giovani che vivono una condizione di sottoccupazione: nel 2017 erano 237mila i giovani tra i 15 e 34 anni in queste condizioni, contro i 39mila del 2011. Nel 2017 è ulteriormente salito anche il numero dei giovani costretti ad accontentarsi di un contratto part-time; 650mila contro i 500mila del 2011.

Politica e astensionismo

La metà degli italiani (il 49,5%) non ha alcuna fiducia nella classe politica e la percentuale sale leggermente tra le persone con un reddito basso (54,8%), le donne (52,9%), le persone tra i 18 ed i 34 anni (52,5%) e tra quelle con un basso titolo di studio (52,2%). Il 56,3% è convinto che "le cose in Italia non stanno cambiando"; i più preoccupati sono gli studenti (73,1%) e gli ultra 65enni (62,2%). Il clima di sfiducia si traduce in una forte tendenza verso l'astensionismo, che ha coinvolto 13,7 milioni di persone nelle ultime elezioni considerando anche quanti si sono recati ai seggi senza poi esprimere una preferenza.

Il rapporto con l'Unione Europea

Solo tra i giovani in età compresa tra i 15 ed i 34 anni si registra un apprezzamento (60%) nei confronti dell'Unione Europea, soprattutto per quanto concerne la possibilità di studiare e muoversi liberamente all'interno dei Paesi membri. Complessivamente, però, l'Italia è il Paese meno convinto che l'Ue abbia portato benefici. Solo il 42% degli italiani, infatti, ha una considerazione positiva dell'Unione, il 20% in meno rispetto alla media europea.

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