Giulio Tremonti e la battuta su Silvio Berlusconi: scene da un matrimonio forzato

Che sia un matrimonio forzato, quello fra la Lega Nord e il Pdl, è faccenda che dovrebbe essere ben chiara a tutti, e personalmente non mi stancherò di ripetere che l'unico motivo perché il connubio si riproponga nonostante tutto è quella speranza di incidere al Senato e di costringer Bersani ad allearsi con Monti (quindi, di spostare un po' più a destra il prossimo governo), non certo di vincere.

Il punto è che i due contraenti dell'accordo prematrimoniale non fanno nulla per nascondere le reciproche diffidenze e ostilità. E così, ieri sera a Piazzapulita, Giulio Tremonti non ha risparmiato una battuta all'alleato Silvio Berlusconi.


Senza sciogliere la riserva sulla sua eventuale candidatura come premier (Maroni vorrebbe Tremonti a Palazzo Chigi, in caso di vittoria – per quanto si sappia benissimo che la vittoria è altamente improbabile, occorre giocare il gioco delle parti. Così come lo gioca Bersani quando dice che sicuramente il Centrosinistra avrà la maggioranza al Senato. Cosa di cui, in virtù di porcellum e connubio di cui sopra non si può affatto essere sicuri, anzi), Tremonti dà la stoccatina al Cav, dicendo che lo vedrebbe bene allo Sviluppo Economico. Un dicastero in cui Berlusconi, secondo Tremonti, potrebbe far valere le proprie doti da imprenditore. E poi è

«Meno complicato»

Nonostante queste scaramucce interne e una storia politica fatta di strappi e (ri)cuciture improvvise (come quest'ultima, in vista delle elezioni politiche 2013), non c'è dubbio che il connubio convincerà ancora una volta una percentuale di italiani significativa al nord. Ottenendo il vero obiettivo della campagna fatta di proclami affettuosi e scaramucce: non far vincere l'avversario.

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