Matteo Salvini e quel "xché" a Gerusalemme: la strategia funziona anche stavolta

"Da papà, da uomo, solo dopo da ministro, il mio impegno, il mio cuore, la mia vita xché questo non accada mai più e xché i bimbi, tutti i bimbi, sorridano"

La forza di Matteo Salvini, ne abbiamo parlato più e più volte, sta nel riuscire in ogni occasione a dimostrarsi vicino ai suoi elettori e mettere in parole quei sentimenti xenofobi e razzisti che dilagano sempre di più. E lo fa con un linguaggio semplice e diretto, fatto di ripetizioni e parole chiave che, sondaggi alla mano, stanno funzionando molto bene.

Salvini si definisce ossessivamente "padre e uomo" e ribadisce in ogni occasione di avere a "cuore" il benessere degli "italiani". In queste ore si fa un gran parlare della dedica che Salvini, in qualità di Ministro dell'Interno e vicepremier, ha lasciato sul libro dei visitatori dello Yad Vashem di Gerusalemme in occasione della sua visita al Memoriale dell’Olocausto il 12 dicembre.

Lì Salvini ha scritto:

Da papà, da uomo, solo dopo da ministro, il mio impegno, il mio cuore, la mia vita xché questo non accada mai più e xché i bimbi, tutti i bimbi, sorridano.

Il Corriere Della Sera, che tra i primi ha commentato l'accaduto, parla di una gaffé: "Le parole del vicepremier hanno fatto discutere non per il significato in sé, ma per la forma grammaticale scorretta di «perché»".

Siamo proprio sicuri che si sia trattato di una gaffé? Salvini non ha commentato pubblicamente quella dedica, ma senza quella dedica la sua visita a Gerusalemme sarebbe probabilmente stata relegata a qualche trafiletto sui quotidiani in un momento in cui tra l'attentato di Strasburgo, la manovra finanziaria e la Brexit c'è poco spazio per dare risalto a un evento del genere.

E, invece, in questo modo tutti hanno letto quelle frasi che riassumono proprio il linguaggio tipico del Ministro dell'Interno, con quelle parole chiave che tornano anche qui - "padre", "uomo", "cuore" e i "bambini". Sì, perché scrivere di volere che "tutti i bimbi tornino a sorridere" è una scelta facile e furba, quando milioni di persone di tutte le età sono state massacrate durante l'olocausto.

E quel "xché", scritto così, non è affatto casuale. Quel "xché" che sta facendo scatenare gli utenti di Twitter si inserisce proprio in quella strategia comunicativa, il desiderio di Salvini di mostrarsi al livello dei suoi elettori e dei suoi seguaci, di essere l'uomo del popolo e di far parlare di sé sempre e comunque. E anche stavolta, col suo team di comunicazione alle spalle, Salvini c'è riuscito ancora una volta, anche se in tanti si stanno concentrando su quell'errore grammaticale e non su quello, ben più grave e spaventoso, che c'è dietro.

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO