Come funziona il "porcellum", la legge elettorale Calderoli


Il "porcellum", la legge Calderoli che ha regolato le ultime due elezioni politiche (2006 e 2008) e che regolerà anche il voto del 24 e 25 febbraio nonostante i tentativi di riforma, è il motivo principale per cui in queste settimane gli sforzi dei partiti sono tutti concentrati nel formare alleanze e coalizioni. Sono molti gli aspetti controversi della legge, approvata nel 2005 da Forza Italia, Alleanza Nazionale, Udc e Lega, vediamone i principali:

Liste bloccate e premio di maggioranza: la legge Calderoli è interamente proporzionale, con un premio di governabilità per la coalizione vincente. Il premio garantisce un minimo di 340 seggi alla Camera ed è calcolato su base nazionale, mentre al Senato è calcolato su base regionale: in ogni regione (a eccezione del Molise e della circoscrizione Estero) la coalizione o il partito più votato riceve il 55% dei seggi. Non esistono preferenze, i partiti al momento di depositare i simboli elettorali, presentano la graduatoria dei candidati, che vengono eletti proporzionalmente ai voti ricevuti dalla lista di appartenenza. Ogni coalizione può determinare un "capo di coalizione", escamotage con cui si è indicato in sostanza il candidato premier, visto che la Costituzione stabilisce che è il Capo dello Stato a nominare il presidente del Consiglio.

Ma è sulle soglie di sbarramento che la legge elettorale incide di più.

Esistono diversi livelli di soglia di sbarramento, che oltretutto cambiano tra Camera e Senato, e dal raggiungimento di queste dipende il risultato elettorale.

Soglia di sbarramento per coalizioni: alla Camera le coalizioni devono raggiungere il 10%, al Senato il 20%. Per intenderci, la coalizione che fa capo a Monti e che è divisa in tre partiti, rischia di essere bocciata se si fermasse al di sotto di questa soglia.

Soglia di sbarramento per partiti: se un partito si presenta da solo (come Rivoluzione Civile di Ingroia) deve raggiungere il 4% se vuole entrare in Parlamento. Se un partito si presenta all'interno di una coalizione, la soglia si abbassa al 2%. Quindi, nell'ipotesi della coalizione di centrodestra, posto che il Pdl supererà il 10%, alla Lega Nord o a La Destra basterebbe il 2% per entrare in Parlamento: per questo motivo l'alleanza non è una buona notizia per Fratelli d'Italia e Grande Sud. Se infatti non ci fosse stato l'apparentamento, il miglior partito della coalizione al di sotto dello sbarramento (o miglior perdente) sarebbe entrato in Parlamento anche se non avesse raggiunto il 2%, ora invece Fratelli d'Italia rischia di prendere meno de La Destra e, con entrambi sotto il 2%, non entrerebbero in Parlamento. La stessa soglia del 4% è valida per le liste di una coalizione che non ha superato lo sbarramento: per esempio, se la coalizione Monti non arrivasse al 10%, entrerebbe comunque alla Camera chi tra Scelta Civica, Udc e Fli superasse il 4%.

In Senato la soglia di sbarramento è dell'8% per i singoli partiti (come la lista Con Monti per l'Italia, che a Palazzo Madama si presenta con un unico simbolo), del 3% per i partiti che concorrono a una coalizione. Anche in questo caso, lo sbarramento vale su base regionale.

In conclusione, sono due le variabili che decideranno il risultato del voto: il raggiungimento degli sbarramenti e i premi regionali al Senato. In Regioni importanti come Lombardia, Veneto e Sicilia il Pdl può vincere grazie all'apparentamento con Lega Nord e Grande Sud, rendendo difficile la formazione di una maggioranza certa a Palazzo Madama. D'altro canto, la scelta del polo centrista di presentarsi alla Camera con una coalizione di tre partiti anziché la lista unica, pone il rischio di restare sotto il 10% (anche se per ora i sondaggi sono confortanti) relegando Monti a una posizione molto più marginale di quanto si pensi, e facilitando in quel caso la vita al PD.

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