Il Reddito di Cittadinanza: le promesse, gli annunci, le dichiarazioni e le smentite

Dopo l'accordo con la Commissione Europa, il Reddito di Cittadinanza non partirà prima di aprile

Il Reddito di Cittadinanza è il provvedimento spot del Movimento 5 Stelle. Se ne parla da anni e Di Maio&Co hanno giurato (e spergiurato) che i fondi c'erano e che si trattava solo di un problema di volontà politica, motivo per il quale sarebbe bastato andare al Governo per riuscire a realizzarlo. Nel 2015 il Movimento 5 Stelle stimava una spesa di 16,9 mld all'anno. Una cifra enorme, che per i 5 Stelle era di facile reperimento all'interno del bilancio dello stato.

"Le coperture ci sono", ripetevano come una litania: "I soldi ci sono e quindi si farà". Sembrava dipendesse tutto davvero dalla volontà più che dalle reali possibilità del Paese. Lo stesso Di Maio, quando ancora non vestiva i panni di leader del Movimento, indicava una serie di coperture: tagli delle spese della PA (5mld), tagli spese militari (2,5mld), aumento canoni ricerca idrocarburi (2,5mld) etc. etc.

Insomma: sembrava tutto già pronto. Anche e soprattutto grazie a questa promessa il Movimento 5 Stelle ha fatto il pieno di voti il 4 marzo, riuscendo poi ad arrivare al Governo del Paese. La musica, però, a questo punto è cambiata.

Già il 16 giugno scorso - 15 giorni dopo il giuramento - Di Maio sembrava meno sicuro del fatto suo. Il RdC non era in discussione, ma la possibilità di riuscire ad organizzare tutto "entro dicembre nella legge di bilancio" era diventata solo una "speranza". Il compito di fare il punto della situazione era affidato "all'ottimo Tria", con il quale poi non sono mancati i momenti di forte frizione.

Il 28 giugno Di Maio tuonava: "Le coperture ci sono e saranno inserite nella prossima legge di Bilancio". Davanti ai timori dei leghisti, preoccupati dalla possibilità di doverlo erogare anche in favore degli immigrati regolari, assicurava che si trattava di una "misura destinata ai soli cittadini italiani".

Ad inizio agosto veniva annunciato, con soddisfazione, l'accordo con il Ministro Tria per attuare fin da subito Flat Tax e RdC. Poi, purtroppo, si è verificata la tragedia del Ponte Morandi e quindi l'attenzione si è spostata su altro: le concessioni statali, "i prenditori" etc.

Ad inizio settembre, però, Di Maio ha parlato dal palco della festa de 'Il Fatto Quotidiano' e assicurava: "Nella legge di bilancio dobbiamo mettere le coperture per aiutare almeno 5 milioni di persone". E bisognava farlo a tutti i costi perché "non possiamo pensare di stare dietro ai giudizi di un'agenzia di rating e pugnalare alle spalle gli italiani".

Le parole di Di Maio dal palco della festa de "Il Fatto Quotidiano" lasciavano trapelare qualche incertezza nel Governo, motivo per il quale il 16 settembre è passato all'attacco: "Dove prenderemo i soldi? Stiamo facendo tante riunioni, volere è potere. O nella legge di stabilità c'è il reddito di cittadinanza o c'è un grave problema per questo Governo".

Il 20 settembre Tria chiariva l'ovvio durante un Question Time: il RdC spetterà anche agli stranieri regolari. Parole che irritarono Salvini che si disse "sicuro che gli amici dei Cinque Stelle" stessero "studiando una formula del reddito di cittadinanza intelligente che lo limiti ai cittadini italiani". In realtà non esisteva e non esiste alcuna "formula intelligente" che possa escludere gli stranieri regolari da un provvedimento del genere, ma evidentemente poco importa: la propaganda è più importante della realtà.

Il giorno dopo "l'amico Di Maio" rassicurava nuovamente l'alleato di Governo circa il fatto che la platea sarebbe stata ridotta "ai soli cittadini italiani". Il tutto ignorando nuovamente la realtà dei fatti e cioè che, banalmente, non si può fare.

Dopo una settimana di pesanti frizioni, venerdì 28 settembre arrivò l'ormai famoso momento della festa sul balcone di palazzo Chigi per festeggiare l'accordo sul Def, in base al quale si sarebbe dovuto portare il rapporto deficit/pil al 2,4%, riuscendo così a finanziare Quota 100 e RdC in misura accettabile. Le coperture già individuate nel bilancio e sbandierate a più riprese sono così uscite dal dibattito in un nanosecondo. I soldi c'erano, ma improvvisamente era diventato fondamentale fare una manovra in deficit per coprire uno stanziamento dimezzato rispetto agli annunci propagandistici.

Il primo di ottobre Di Maio annunciava che il RdC sarebbe stato caricato "su una carta elettronica" e che l'importo accreditato si sarebbe potuto spendere "solo negli esercizi commerciali italiani per far crescere l'economia". In un batter d'ali di una farfalla è poi spuntata fuori un'altra novità, secondo la quale il reddito sarebbe stato erogato ai residenti in Italia da almeno 10 anni. Stranieri inclusi, dunque.

Il 4 di ottobre Salvini annunciava che sarebbero stati "8 i miliardi destinati al reddito di cittadinanza", ovvero la metà esatta rispetto a quanto previsto dai 5 Stelle in passato. A ruota, però, arrivò la precisazione di Di Maio: "sono 10 i miliardi per il reddito di cittadinanza".

Sempre il 4 di ottobre Di Maio fu anche costretto a chiarire le parole della sottosegretaria Laura Castelli, secondo la quale la Guardia di Finanza sarebbe riuscita a capire "se la persona che sta percependo il reddito di cittadinanza è una persona che è davvero in quella situazione". Aggiungendo poi che "se per tre mesi verrà osservato che lei col reddito di cittadinanza va all’Unieuro, magari un controllino della Guardia di Finanza si fa". Di Maio specificò che non sarebbero state consentite "spese immorali" e che tutti i soldi "dovranno essere utilizzati per assicurare la sopravvivenza minima dell'individuo", oltre a non poter essere accantonati per i mesi successivi. Cosa rientrerà esattamente tra le 'spese morali' però ancora non si sa.

Il 2 di novembre è arrivata un'ulteriore novità: nella legge di bilancio ci sarebbe stato solo un accantonamento per il RdC, mentre il decreto specifico sarebbe arrivato "subito dopo Natale". Una strategia d'azione quantomeno anomala. Così Di Maio confermò le perplessità del leghista Giancarlo Giorgetti, che considerava il provvedimento di "difficile attuazione".

Il 27 Novembre Di Maio ribadiva nuovamente: "Reddito di cittadinanza e Quota 100 non slitteranno".

Poi è partita la trattativa con la Commissione Europea, per la quale era inaccettabile il 2,4% di deficit calcolato sulla base di una crescita stimata dell'1,5%, ritenuta assolutamente non possibile. La questione si è definitivamente chiusa ieri con l'accordo con la Commissione che ha concesso il 2% di deficit con la crescita tagliata all'1%. Questo taglio del deficit ha comportato anche e soprattutto una riduzione dello stanziamento per il RdC, sceso a 6,1 miliardi, motivo per il quale non si potrà partire prima di aprile. Tutto questo nonostante le parole di Di Maio che aveva assicurato lo scorso venerdì che i soldi c'erano, perché ne avevano "previsti più di quelli che servivano".

Venerdì scorso Di Maio non parlò di date, ma due giorni fa garantì che quota 100 sarebbe partita da febbraio e il RdC da marzo.

Ieri sera Tria ha ulteriormente specificato che il RdC non partirà prima di aprile, così come quota 100, che per il settore pubblico slitterà addirittura ad ottobre 2019. Lo stesso ha detto anche Giorgetti nel corso di un'intervista a SkyTg24, confermando che il RdC sarà erogato anche agli stranieri regolari.

Vedremo adesso quanto ci metterà il Governo a confezionare il decreto alla luce di questa partenza rinviata ad aprile. Resta un mistero cosa accadrà nel 2020, quando i 6,1 miliardi non saranno più sufficienti a coprire i 12 mesi dell'anno.

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