Manovra e professioni sanitarie: chi è senza titolo potrà continuare ad esercitare

professioni sanitarie

L'esecutivo gialloverde ha deciso di concedere una nuova deroga a chi fino ad oggi ha esercitato le professioni sanitarie pur senza avere i giusti titoli in base alla normativa vigente, permettendo di fatto a queste persone di continuare ad esercitare insieme a chi, invece, ha fatto un percorso di studi completo ed ha quindi conseguito tutti i titoli necessari per l'iscrizione all'albo professionale.

È doveroso fare una importante premessa. Uno dei decreti attuativi alla legge firmata dall'ex ministro della Salute Beatrice Lorenzin, e approvata dal Parlamento il 22 dicembre dello scorso anno, prevedeva la costituzione degli Albi delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione:


a) albo della professione sanitaria di tecnico sanitario di
laboratorio biomedico;
b) albo della professione sanitaria di tecnico audiometrista;
c) albo della professione sanitaria di tecnico audioprotesista;
d) albo della professione sanitaria di tecnico ortopedico;
e) albo della professione sanitaria di dietista;
f) albo della professione sanitaria di tecnico di neurofisiopatologia;
g) albo della professione sanitaria di tecnico fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare;
h) albo della professione sanitaria di igienista dentale;
i) albo della professione sanitaria di fisioterapista;
j) albo della professione sanitaria di logopedista;
k) albo della professione sanitaria di podologo;
1) albo della professione sanitaria di ortottista e assistente di oftalmologia;
m) albo della professione sanitaria di terapista della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva;
n) albo della professione sanitaria di tecnico della riabilitazione psichiatrica;
o) albo della professione sanitaria di terapista occupazionale;
p) albo della professione sanitaria di educatore professionale;
q) albo della professione sanitaria di tecnico della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro

La costituzione di un albo della professione porta con sé una serie di requisiti per l'iscrizione, come una "laurea abilitante all'esercizio della professione sanitaria, ovvero titolo equipollente o equivalente alla laurea abilitante". Molte delle professioni chiamate in causa dalla legge Lorenzin si sono evolute nel corso degli anni.

Nuovi corsi di laurea più specifici sono stati introdotti e chi, in un modo o nell'altro operava già in quei settori pur senza aver conseguito un titolo specifico - perchè, magari, aveva iniziato quella professione quando era sufficiente aver conseguito un percorso formativo di base per poi specializzarsi "sul campo" - rischiava quindi di venir escluso dall'iscrizione allo specifico albo di competenza, perdendo così la possibilità di poter continuare ad esercitare la professione.

Uno degli esempi più lampanti è quello degli educatori professionali e pedagogisti che sono entrati in questo settore quando non era ancora stato istituito un corso specifico di Medicina. Chi aveva, ad esempio, conseguito una laurea triennale in Scienze dell’Educazione con un impianto formativo multidisciplinare completo dei CFU necessari per operare in strutture socio-assistenziali e socio-sanitarie come Asl, ospedali o residenze protette, ai sensi della legge Lorenzin avrebbe dovuto tornare sui banchi per ottenere la nuova specializzazione necessaria per l'iscrizione al nuovo albo e per poter quindi continuare ad esercitare la stessa professione già esercitata negli ultimi anni.

Lo stesso esempio si può estendere a fisioterapisti e tecnici di laboratorio, così come a logopedisti e ortottisti per un totale di migliaia di professionisti che dopo la legge Lorenzin hanno visto a rischio il proprio posto di lavoro.

Nel corso dei mesi erano stati lanciati numerosi appelli al nuovo governo, che ora nella manovra finanziaria sembra aver ascoltato quelle lamentele, provocando però una nuova ondata di polemiche. Il comma 283-bis, emendamento voluto dal Movimento 5 Stelle, va a modificare la legge vigente e concede una proroga per l'iscrizione agli Albi da parte dei professionisti senza i corretti titoli, a patto che abbiano esercitato quella professione per almeno 36 mesi negli ultimi 10 anni, anche in modo non continuativo.

Questi, grazie alla manovra finanziaria, potranno continuare a svolgere la professione a patto che si iscrivano, entro il 31 dicembre 2019, in appositi elenchi speciali che saranno costituiti dal Ministero della Salute entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge di bilancio. L'iscrizione a queste liste speciali, specificano dal ministero, non comporterà un'equiparazione a chi, invece, si è iscritto agli Albi dei professionisti istituiti dalla legge Lorenzin, ma permetterà loro di continuare ad esercitare la professione.

L'iscrizione a queste liste speciali ad esaurimento, si legge nel testo, "non comporterà un automatico diritto a un diverso inquadramento contrattuale o retributivo, a una progressione verticale o al riconoscimento di mansioni superiori". Il Ministero della Salute ha così spiegato il perché di questa decisione:

Si tratta di decine di migliaia di persone che, a seguito dell’approvazione della legge 3 del 2018, pur operando nel settore sanitario da diversi anni, non sono nelle condizioni di iscriversi in un albo professionale come prescrive la nuova normativa. Parliamo in grande prevalenza di massofisioterapisti ed educatori professionali, ma anche di altre categorie più circoscritte. Tra questi alcuni non hanno partecipato alle procedure indette, a suo tempo, dalle medesime Regioni per la equivalenza ai titoli universitari non essendone prevista la necessità dal quadro normativo di allora; altri si sono formati attraverso corsi organizzati dalle Regioni che non possono essere riconosciuti validi per l’iscrizione agli albi. [...] In questo modo tuteleremo tutte quelle persone che lavorano da decenni con professionalità e che ora rischiano di perdere il lavoro e allo stesso tempo vogliamo impedire che in futuro situazioni analoghe, frutto di norme che l'hanno permesso, non si ripetano più.

A conti fatti, però, la nuova misura rischia di equiparare, almeno sul campo, i professionisti che si sono specializzati e si sono messi in regola, potendosi così iscrivere ai nuovi Albi, da quelli che invece hanno deciso per un motivo o per un altro di non volersi adeguare alla legge Lorenzin.

Da qui le nuove polemiche mosse contro il governo di Giuseppe Conte, a cominciare dalla Federazione nazionale degli ordini della professione di ostetrica, come riportato oggi da Repubblica:

Appartenere a un albo non è una semplice iscrizione, ma significa dover dimostrare al nostro Sistema nazionale, e quindi alla collettività tutta, di possedere una serie di requisiti: un percorso formativo di base e di specializzazione nel settore sanitario, di aver acquisito competenze e abilità, di aver superato esami e prove.

L'Associazione italiana fisioterapisti (AIFI) solo pochi giorni fa scriveva:

Se fosse approvato un emendamento simile nel maxi-emendamento assisteremmo al paradosso che chi ha lavorato come dipendente o autonomo svolgendo attività riconducibili a quelle di una professione sanitaria come il fisioterapista o altra professione, senza titoli di studio abilitanti all'esercizio, verrebbe iscritto in elenchi speciali, potendo così continuare ad esercitare abusivamente. [...] Manca la previsione di quali titoli di studio permetterebbero tale iscrizione, mancano le modalita' di verifica delle reali competenze degli iscritti agli elenchi speciali necessarie per potersi occupare della salute delle persone.
Una assurdità totale. Nessuno, politica o sindacati, potrà cavarsela con la scusa di aver salvato posti di lavoro. [...] Chi ha conseguito un titolo non abilitante può già oggi continuare a fare quello che quel titolo gli consente ma non gli deve essere permesso di esercitare di fatto una professione sanitaria, come invece implicitamente l'emendamento ammette!

Quello che l'AIFI temeva si è realizzato di fatto nella notte di sabato, quando il maxiemendamento è stato approvato dal Senato. E, dopo il passaggio alla Camera nei prossimi giorni, la legge di bilancio diventerà realtà e con essa anche questa novità per le professioni sanitarie.

Foto | iStock

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