"L'Expo creerà più di 400.000 posti di lavoro". Intervista con Giovanni Terzi, assessore alle attività produttive del Comune di Milano. Parte seconda

Seconda e ultima parte dell'intervista all'assessore alle Attività produttive del Comune di Milano Giovanni Terzi. Nella prima parte, pubblicata ieri, si era parlato di argomenti più inerenti alla politica locale, come la situazione degli impianti sportivi e la causa contro il Comitato San Siro. Dopo una breve digressione sulla Carta Giovani, oggi entreremo nel tema dell'Expo e della trasformazione delle grandi città.

Parliamo della Carta giovani. È stata annunciata da tempo, ma è partita ufficialmente?

Siamo partiti ieri (l'intervista è di mercoledì scorso, NdR). Abbiamo aperto per un mese un punto informativo in Piazza Duca d'Aosta, dove richiedere la carta. Tra 40 giorni sarà formalmente disponibile, nella forma di una ricaricabile. Sarà utilizzabile dai 18 ai 28 anni, senza costi bancari e convenzionata con circa 800 negozi.

Quindi ci sarà da attendere ancora un po' perché sia utilizzabile.

Circa un mese. Il protocollo ormai è stato firmato e tra 30 giorni sarà possibile cominciare a usufruire di sconti in bar e pizzerie, oltre che su miscela e benzina. È bene ricordare che si tratta della prima carta di questo genere in Italia. Unica anche per l'educazione al consumo che comporta. (Alleghiamo il link al sito della Carta, NdR)

Expo questo sconosciuto. L'idea generale è che non serva a niente o che sia semplicemente un'esposizione di cose già esistenti. E' vero che arriveranno molti fondi e che la cosa si potrebbe configurare in un'opportunità per la città come fosse una piccola Olimpiade. Ma come verranno gestiti questi fondi? La città di Milano saprà cogliere quest'occasione senza scandali e sprechi?

Io ho avuto occasione di viaggiare e toccare con mano il livello di attenzione che il nome di Milano ha nel mondo. I milanesi tendono spesso a disprezzare una realtà che invece è amata da altre grandi città del mondo come Shanghai e New York. Detto questo è stato messo in piedi un grande progetto, basato su un tema straordinario di cooperazione internazionale, quale è l'energia per la vita di tutti quei paesi ancora in stato di povertà. Si tratta di una grandissima iniziativa di cui ancora manca la coscienza nella cittadinanza. Abbiamo ragionato con il Sindaco Moratti su come fare per trasformarla come lei diceva prima in una piccola Olimpiade. Possiamo riuscirci ma dobbiamo anche far capire al milanese che cose significa l'Expo.

Suppongo sia prevista una campagna informativa capillare nei confronti dei cittadini.

Certo. Partiamo dal dire che a me piace la trasformazione urbanistica, intesa come il sorgere di nuovi quartieri. Noi in certe cose siamo veramente provinciali. Prendiamo l'esempio della Defense a Parigi; un'antica città di struttura napoleonica dove però ogni intervento moderno sembra una meraviglia. Qui niente. Abbiamo decongestionato la Fiera che era intoccabile, abbiamo progettato Citylife, con edifici apprezzabili se fatti in qualsiasi altra parte del mondo... ma qui no. Quando abbiamo fatto l'ago e filo (la scultura al centro di Piazza Cadorna, NdR) siamo stati sommersi dalle critiche, mentre oggi è apprezzata e vista come parte integrante della zona. Siamo sempre la città in cui l'autore della Galleria Vittorio Emanuele - il buon architetto Mengoni - si è suicidato per le critiche ricevute, perché aveva osato collegare due pezzi storici di Milano con una cupola di vetro.

Oggettivamente Milano ha sempre negato la trasformazione salvo poi ricredersi e riconoscerla come la nuova storia della propria città.

È anche vero che diversamente da noi, i francesi hanno una storia costellata di eventi di rottura rispetto al passato. Un esempio su tutti: la Tour Eiffel, ferocemente contestata all'epoca della costruzione e poi divenuta il simbolo della città.

Io sono contento di una città che va avanti. Una città che magari conserva in maniera perfetta e pulita il proprio centro storico, ma dove alcuni pezzi di quartieri si trasformano in aree moderne, ideate da grandi archiettti che rompono con la tradizione. Ricordiamoci da dove siamo partiti, da aree spaventosamentre degradate. Io sono dell'idea che il coraggio non ti premia mai nell'immediato; ma un politico che vuole fare il politico non cerca solo il consenso ma cerca anche di indirizzare, di convogliare la trasformazione. Io ho paura dei politici che parlano solo alla pancia delle gente. In questo modo tu puoi ottenere dei voti ma non hai reso un servizio. Il mio progetto è rendere un servizio e pensare la città del futuro, anche rischiando.

Ma i suoi progetti quali sono? Dopo questa esperienza si dedicherà alla politica nazionale, o rimarrà a Milano?

In questo momento non sono attratto dalla politica nazionale. A me piace la città, io amo follemente milano. Ho voglia di finire bene questo mandato e poi vedremo.

Torniamo all'Expo e parliamo di posti di lavoro. Quanti ne porterà e che tipo di posti?

Un attimo solo.

L'assessore fa una telefonata a Claudio De Albertis, presidente Assimpredil, del quale vi invitiamo a leggere questa interessante intervista sul tema. De Albertis snocciola una cifra precisa, che Terzi riporta.

27,000 posti di lavoro per ogni miliardo di euro investito in infrastrutture.

E a quanto ammonta il budget previsto?

A circa 15 miliardi di euro.

Il conto è presto fatto; si parla di circa 400.000 posti di lavoro. Ma in che settori principalmente, edilizia a parte?

La catena è lunghissima e coinvolge pressoché tutti i settori. Si tratta di una grande opportnità per Milano, lo si deve capire.

Eppure, nonostante il periodo nero per l'occupazione e l'economia, non c'è ancora la percezione di quale leva anticrisi possa rappresentare l'Expo. Possiamo parlare di difetto di comunicazione nei confronti della cittadinanza?

Sì. Ci troviamo di fronte a una comunicazione maledetta per cui spesso i media parlano del fatto negativo. Si discute, si fa politica, ma in realtà alla fine sono le cose concrete che contano.

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