Governo: la maggioranza traballa al Senato, solo 4 voti di margine

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La maggioranza di governo rimane con un margine risicato al Senato: solo quattro voti di margine. Dalle elezioni del quattro marzo ad oggi i gialloverdi sono andati via via perdendo i pezzi fino alla situazione attuale che mette a rischio l’esecutivo, basterebbe una semplice influenza… Ad aggravare la situazione l’espulsione dei due senatori Gregorio De Falco e Saverio De Bonis da parte del Movimento 5 Stelle, che ora costringerà i due partiti di maggioranza ad andare con i piedi di piombo prima di sottoporre qualcosa all’aula di Palazzo Madama.

È una situazione che ricorda tanto il secondo governo Prodi, che tirò a campare fino a tirare le cuoia: il 24 gennaio 2008 fu infatti sfiduciato al Senato con 161 voti favorevoli, 156 contrari e un astenuto. Il governo Conte rischia sostanzialmente di incappare nello stesso destino, considerato che presto la maggioranza a Palazzo Madama potrebbe addirittura scendere a due voti di margine, poiché sono in odore di espulsione dal Movimento 5 Stelle altre due senatrici: Paola Nugnes ed Elena Fattori. Secondo quanto riferiscono fonti interne al M5S, entrambe rischiano di essere espulse dal gruppo del Senato “se continuano a non tenere conto delle decisioni del gruppo”.

Con questi presupposti, subito dopo le feste, la maggioranza dovrà trovare i numeri per approvare la legittima difesa e l’autonomia, provvedimenti molto importanti soprattutto per la Lega, ma molto meno per i penta stellati, che a quel punto però dovranno serrare i ranghi dare a Salvini i numeri che gli servono. Altrimenti, lo scenario è facilmente ipotizzabile: la maggioranza al Senato è di 161 voti, mentre la maggioranza al momento ne ha 58 (Lega) e 107 (M5S), ma se il movimento fondato da Grillo e Casaleggio espellesse anche Nugnes e Fattori scenderebbe a 105. Insomma, la maggioranza di 165 rischia di scendere a 163, con appena due voti in più rispetto al quorum, quando all’inizio dell’avventura del governo Conte i voti di margine al Senato erano ben 10.

Senato: e se il centrodestra si ricompatta?

Allora, però, votarono con la maggioranza anche i due senatori espulsi subito dal Movimento 5 Stelle, ossia Maurizio Buccarella e Carlo Martelli, che potrebbero risultare determinanti anche per le prossime votazioni. Qualora il governo dovesse però andare sotto, non si vedono quali possano essere le alternative: l’unica ipotesi che si potrebbe avvicinare ad una maggioranza è quella della riunione del centrodestra con Lega (58), Forza Italia (61) e Fratelli d’Italia (18) la cui somma farebbe però 137 a -24 dal quorum.

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