Ore 12 - Crisi e proteste. Eliminare i ricchi o i poveri?

altroIn Italia quasi 14 milioni di lavoratori guadagnano meno di 1300 euro al mese. Altri 7 milioni ne guadagnano meno di 1000 euro.

Ma il nostro è anche il Paese di Bengodi, con manager che (pur responsabili di sciagurate strategie aziendali) incassano milioni di euro, quanto un operaio o un impiegato o un insegnante guadagnerebbe in secoli.

Basta questa scandalosa disparità per legittimare la caccia al “ricco”?

Anche perché, come ammoniva Giorgio Amendola (il padre dei “miglioristi” del Pci), “dove cominciano i ricchi?”. E perché, come scrive Giampaolo Pansa “c’è sempre uno più povero di te”.

E tutti possono diventare una preda per i “cacciatori”.

Si sa dove si comincia, ma non dove si finisce. Come dimostrano gli anni 70 e 80 insanguinati delle Br.

Di fronte a tanta disuguaglianza cresce evidentemente il bisogno di giustizia sociale. Specie quando la morsa della crisi colpisce i lavoratori, esasperandoli e spingendoli a compiere azioni sconsiderate e autolesioniste, proteste estreme, come quelle dei sequestri dei manager o dei paperoni.

La saldatura di questi lavoratori con i “nuovi esclusi” può diventare una miccia esplosiva e alimentare un nuovo terrorismo. I conflitti sociali (di “classe” si sarebbe detto una volta) non sono un giro di valzer e non si eliminano con esortazioni al quieto vivere o per decreto.

Anche in Italia c’è il pericolo di emulazione verso azioni di protesta che facciano notizia, atti anche “fuorilegge” che passo dopo passo portano alla violenza. Guai far finta di niente. Ogni collusione e ogni ambiguità (specie nei sindacati e nei partiti) vanno denunciate e combattute sul terreno politico e culturale.

Abolire i ricchi è impossibile. Ancor di più abolire i poveri.

  • shares
  • Mail
32 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO