"Kyenge orango", Calderoli condannato a 18 mesi

Il Tribunale di Bergamo ha riconosciuto l'aggravante razziale

Il leghista Roberto Calderoli - confermato nel ruolo di vicepresidente del Senato in questa legislatura - è stato condannato in primo grado ad 1 anno e 6 mesi di reclusione a Bergamo, per gli insulti rivolti all'ex Ministra Kyenge durante un comizio elettorale del luglio 2013. Dal palco della festa della Lega Nord di Treviglio, Calderoli pronunciò questa frase: "Quando vedo la Kyenge non posso non pensare ad un orango".

Il Tribunale di Bergamo, nel giudicarlo, ha riconosciuto l'aggravante razziale. Per arrivare a questa sentenza la Procura ha dovuto lavorare su più fronti. Nel settembre 2015 il Senato della Repubblica, infatti, non concesse l'autorizzazione a procedere nei confronti di Calderoli per il reato di diffamazione con l'aggravante razziale. Clamorosamente la richiesta venne bocciata con 196 voti a sostegno, compresi quelli del gruppo del Partito Democratico, che giudicò insindacabile la condotta del Senatore Calderoli in ragione del primo comma dell'art. 68 della Costituzione, in base al quale "i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni".

La Procura, però, non si arrese e presentò ricorso alla Corte Costituzionale contro questa decisione, sollevando un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. La Consulta nel marzo dell'anno scorso annullò la deliberazione del Senato, consentendo l'inizio del processo che si è concluso oggi in primo grado.

Kyenge: "Abbiamo vinto un'altra volta. Il razzismo la paga cara"

L'ex Ministra Cecile Kyenge non si è costituita parte civile nel processo, motivo per il quale non le è stata riconosciuta alcuna somma a titolo di risarcimento. La sua era una battaglia di principio come fece notare anche nel corso di un suo intervento davanti alla Direzione del PD sempre nel settembre 2015, nel quale espresse "amarezza" per il voto in aula che non era stato coerente con i valori del partito e neanche con le dichiarazioni di sdegno dei vari esponenti.

In un primo momento Calderoli tentò di minimizzare l'accaduto, sostenendo che la sua fosse una "battuta simpatica". Poi, però, decise di scusarsi privatamente e pubblicamente: "Preso dalla foga in un comizio ho commesso un errore grave, gravissimo, perché ho spostato l’attenzione dal piano politico a quello personale. Ho chiamato la diretta interessata, cioè il ministro, e le ho spiegato che quella frase non conteneva insulti razzisti. Le ho chiesto scusa e chiedo scusa anche al Senato".

Le scuse non sono però servite ad evitare il processo e la condanna, accolta con soddisfazione dalla stessa Kyenge:

"Abbiamo vinto un'altra volta. Evviva evviva evviva. Il razzismo la paga cara: Roberto Calderoli condannato in primo grado ad un anno e sei mesi per avermi rivolto insulti razzisti

Era il 2013 quando di fronte a migliaia di persone fui paragonata ad un orango da Roberto Calderoli, parlamentare della Lega. Un oltraggio che il Tribunale di Bergamo ha definito una diffamazione aggravata dall’odio razziale, e che l'ha sanzionata oggi con una pena di un anno e sei mesi di carcere

Anche se si tratta del primo grado di giudizio, e anche se la pena è sospesa, è una sentenza incoraggiante per tutti quelli che si battono contro il razzismo. Perciò esprimo la mia soddisfazione per questa vicenda: non solo per questioni personali, ma anche perché la decisione del Tribunale di Bergamo conferma che il razzismo si può e si deve combattere per vie legali, oltre che civili, civiche e politiche

Un grande riconoscimento per i pm che avviarono le indagini, dimostrando che lo spazio pubblico non può diventare un terreno di incitamento all'odio razziale. È un grande insegnamento per tutti quelli che hanno avuto e che hanno a che fare con pratiche discriminatorie: il razzismo va condannato ovunque si mostra!"

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