Latitanti italiani, Francia: "Analizzeremo caso per caso le nuove domande di estradizione"

Cesare Battisti in Italia

L'estradizione di Cesare Battisti in Italia è stata annunciata dal governo di Giuseppe Conte, il Ministro dell'Interno Matteo Salvini in primis, come l'inizio di una nuova era, il primo rientro in patria di ex terroristi e latitanti più in generale riusciti nel corso degli anni a sfuggire alla giustizia italiana e trovare rifugio altrove, dalla Francia al resto del Mondo.

Ora qualcosa potrebbe cambiare dopo il caso Battisti. Un portavoce della Ministra della Giustizia della Francia Nicole Belloubet ha dichiarato oggi all'ANSA che ad oggi non ci sono domande di estradizione ancora pendenti da parte dell'Italia, ma che l'esecutivo di Emmanuel Macron è pronto a vagliare in modo approfondito "quelle che saranno ricevute prossimamente da parte delle autorità italiane", analizzando "caso per caso, come abbiamo fatto negli ultimi 15 anni":

Il ministero della Giustizia verifica in particolare, prima della trasmissione della richiesta di estradizione alle autorità giudiziarie francesi per l'esecuzione, la regolarità della richiesta, in particolare riguardo alla prescrizione dei fatti e al carattere politico del reato.

La dottrina Mitterand

La Francia è stato a lungo uno dei Paesi preferiti dal latitanti italiani, vicinissimo da raggiungere e piuttosto generoso in fatto di diritto d'asilo, grazie soprattuto alla dottrina Mitterrand adottata nel 1982 con la quale la Francia dichiarava di valutare "la possibilità di non estradare cittadini di un Paese democratico autori di crimini inaccettabili" nel caso di richieste di estradizione arrivate da Paesi "il cui sistema giudiziario non corrisponda all'idea che Parigi ha delle libertà".

Battisti fu proprio uno di quelli che approfitto a lungo della dottrina Mitterrand, almeno dal 1990, quando tornò a Parigi dopo aver trascorso qualche anno in Messico, e fino al 2004, quando la nuova richiesta di estradizione da parte dell'Italia fu accolta e l'ex terrorista italiano riuscì a fuggire in Brasile.

Molti latitanti italiani trovarono rifugio in Francia in quegli anni e molti di loro si trovano ancora lì. È il caso di Giorgio Pietrostefani, fondatore di Lotta Continua, è stato condannato 22 anni di carcere insieme ad Adriano Sofri perchè ritenuto il mandante dell'omicidio di Luigi Calabresi del 1972. O il caso dell'ex brigatista Enrico Villimburgo, accusato di aver partecipato al sequestro di Aldo Moro e condannato per gli omicidi Bachelet, Minervini e Galvaligi. Oppure Sergio Tornaghi, condannato all'ergastolo per l'omicidio di Francesco Di Cataldo del 1978.

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