Caso Diciotti, chiesta autorizzazione a procedere per Salvini. Il Ministro: "Sono pronto all'ergastolo"

Il Tribunale dei Ministri di Catania ha chiesto l'autorizzazione a procedere nei confronti del Ministro Salvini

Nuova diretta Facebook per Matteo Salvini. Il Ministro dell'Interno, dal suo Studio al Viminale, ha mostrato alle telecamere i nuovi atti che gli ha inviato il Tribunale di Catania, sempre in merito alla vicenda Diciotti.

Caso Diciotti: i fatti

Nella notte tra il 15 ed il 16 agosto due motovedette della Guardia Costiera italiana salvarono 190 migranti che si trovavano a bordo di un gommone in acque Sar maltesi, a 17 miglia nautiche dall'isola di Lampedusa.

Il gommone stava imbarcando acqua e rischiava seriamente di affondare. Dopo il salvataggio la nave Diciotti intervenne per il trasbordo, evitando così problemi per le due imbarcazioni - inadeguate ad ospitare un numero tanto elevato di persone - che avevano prestato il primo soccorso. La Diciotti, su ordine del Governo, chiese di poter sbarcare a Malta avendo effettuato il salvataggio in acque Sar maltesi.

Da questo momento in avanti partì il rimpallo di responsabilità tra i due Paesi. Salvini chiedeva a gran voce che Malta indicasse un porto per lo sbarco e le autorità maltesi accusavano l'Italia di aver volontariamente soccorso il gommone al confine con le acque di competenza italiana per cercare di scaricare le responsabilità, facendo contestualmente notare che il porto sicuro più vicino fosse appunto quello di Lampedusa.

Dopo 5 giorni di discussioni e rimpalli, il 20 agosto il Ministro Toninelli - competente per quanto riguarda la Guardia Costiera - annunciò di aver indicato alla Diciotti di sbarcare nel porto di Catania. Nel frattempo 13 persone bisognose di cure erano state già fatte sbarcare a Lampedusa per ricevere assistenza immediata.

L'odissea dei 177 ancora a bordo si concluse solo il 26 agosto, 6 giorni dopo l'approdo a Catania, grazie alla disponibilità offerta dall'Irlanda, dall'Albania e dalla Chiesa italiana.

L'inchiesta sul caso Diciotti

Mentre la Diciotti si trovava ormeggiata nel Porto di Catania, a bordo salì anche il Procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio. Da questa visita a bordo partì un'inchiesta per sequestro di persona che si concluse il primo novembre scorso con la richiesta di archiviazione da parte della Procura di Catania che considerò la condotta di Salvini: "giustificata dalla scelta politica, non sindacabile dal giudice penale per la separazione dei poteri, di chiedere in sede Europea la distribuzione dei migranti (e il 24 agosto si è riunita la Commissione europea) in un caso in cui secondo la convenzione Sar sarebbe toccato a Malta indicare il porto sicuro".

Contestualmente il Procuratore Zuccaro trasferì gli atti al Tribunale dei Ministri, al quale spetta il compito di decidere se archiviare definitivamente oppure se richiedere un'autorizzazione a procedere per i reati commessi da un Ministro nell'esercizio delle sue funzioni. In questo caso il Tribunale dei Ministri ha giudicato legittima l'inchiesta nei confronti di Salvini, inviando la richiesta di autorizzazione a Palazzo Madama.

Salvini: "Ritenetemi un sequestratore"

Salvini ha commentato in diretta su Facebook: "Ci riprovano. Rischio da 3 a 15 anni di carcere per aver bloccato gli sbarchi dei clandestini in Italia. Non ho parole. Paura? Zero. Continuo e continuerò a lavorare per difendere i confini del mio Paese e la sicurezza degli italiani. Io non mollo. Ora la parola passa al Senato e ai senatori che dovranno dire si o no, libero o innocente, a processo o no. Sono sicuro del voto dei senatori della Lega. Vedremo come voteranno tutti gli altri senatori, se ci sarà una maggioranza in Senato. Ma lo dico fin da ora, io non cambio di un centimetro la mia posizione. Barche, barchette e barchini in Italia non sbarcano. Se sono stato sequestratore una volta ritenetemi sequestratore per i mesi a venire".

E poi ancora: "Chiedo agli italiani se ritengono che devo continuare a fare il ministro, esercitando diritti e doveri, oppure se devo demandare a questo o a quel tribunale le politiche dell'immigrazione. Le politiche dell'immigrazione le decide il governo, non i privati o le Ong, se ne facciano una ragione".

Le motivazioni del Tribunale dei Ministri

Il Tribunale dei Ministri di Catania ha spiegato chiaramente le sue ragioni. Nel Decreto c'è appunto scritto che la condotta di Salvini nel corso di quei giorni merita di essere giudicata: "Nella condotta posta in essere dal ministro dell'Interno nell'arco temporale dal 20 al 25 agosto 2018, con riguardo alla permanenza a bordo della nave Diciotti attraccata al porto di Catania di 177 migranti, tra cui alcuni minori non accompagnati, è opinione di questo collegio che siano ravvisabili gli estremi del reato di sequestro di persona aggravato dalla qualifica di pubblico ufficiale, dall'abuso dei poteri inerenti alle funzioni esercitate, nonché per avete commesso il fatto anche in danno di soggetti minori di età".

"L'obbligo di salvare la vita in mare costituisce un preciso dovere degli Stati e prevale su tutte le norme e gli accordi bilaterali finalizzati al contrasto dell'immigrazione irregolare. Le Convenzioni internazionali in materia, cui l'Italia ha aderito, costituiscono un limite alla potestà legislativa dello Stato e, in base agli art.10, 11 e 117 della Costituzione, non possono costituire oggetto di deroga da parte di valutazioni discrezionali dell'autorità politica, assumendo un rango gerarchico superiore rispetto alla disciplina interna".

"Salvini, nella sua qualità di Ministro, violando le Convenzioni internazionali in materia di soccorso in mare e le correlate norme di attuazione nazionali" ha bloccato "la procedura di sbarco dei migranti, così determinando consapevolmente l'illegittima privazione della libertà personale di questi ultimi, costretti a rimanere in condizioni psico-fisiche critiche a bordo della nave". Si tratta di un "fatto aggravato dall'essere stato commesso da un pubblico ufficiale e con abuso dei poteri inerenti alle funzioni esercitate, nonché per essere stato commesso anche in danno di soggetti minori di età".

Secondo la valutazione dei giudici non c'erano ragioni per impedire lo sbarco: "Non c'erano ragioni tecniche ostative allo sbarco bensì la volontà politica del senatore Salvini di portare all'attenzione dell'Ue il caso Diciotti per chiedere ai partner europei una comune assunzione di responsabilità del problema della gestione dei flussi migratori, sollecitando una redistribuzione dei migranti sbarcati in Italia".

Per il Tribunale dei Ministri non s'è trattato di un atto politico, bensì di un abuso di potere da parte di Salvini: "Va sgomberato il campo da un possibile equivoco e ribadito come questo Tribunale intenda censurare non già un 'atto politico' dell'esecutivo bensì lo strumentale ed illegittimo utilizzo di una potestà amministrativa di cui era titolare il dipartimento delle libertà civili per l'immigrazione che Costituisce articolazione del ministero dell'interno presieduto dal senatore Salvini, essendo stata l'intera vicenda caratterizzata da un'evidente presa di posizione di quest'ultimo, che ha bloccato e influenzato l'iter della procedura amministrativa".

Le possibili conseguenze per Salvini

Salvini ha detto di essere "anche pronto all'ergastolo". In realtà, Salvini non rischia nulla. Il Senato sarà chiamato a votare sull'autorizzazione a procedere che la maggioranza respingerà certamente, con il forte sostegno di larga parte dell'opposizione.

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