Bilancio Camera: gli stipendi d’oro di tecnici, baristi e barbieri ma non solo

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Il quotidiano ‘Il Giornale’ pubblica oggi un dossier dedicato agli stipendi di Montecitorio: alla Camera dei Deputati, infatti, lavora un vero e proprio “esercito” di tecnici di ogni sorta, che si aggiungono a dirigenti, commessi, interpreti e via discorrendo, i cui stipendi gravano sul bilancio. Nei giorni scorsi il Movimento 5 Stelle ha più volte sottolineato come uno dei suoi obiettivi sia quello di tagliare gli sprechi dell’Europarlamento, ma probabilmente c’è ancora molto da fare tra i nostri confini, visto che il taglio degli sprechi è uno dei cavalli di battaglia dei pentastellati.

Il quotidiano parla di un’altra vera e propria casta, che non è stata intaccata dal tetto agli stipendi stabilito durante la precedente legislatura e che tra l’altro è decaduto a partire dal 1° gennaio 2018. Alla Camera ci sono in tutto 1.083 dipendenti a tempo indeterminato,alcuni dei quali percepiscono stipendi fuori mercato, e di molto. Ad esempio, gli operatori tecnici, categoria nella quale rientrano ad esempio commessi, centralinisti, ma anche barbieri e baristi, possono arrivare a percepire al massimo 137.368,28 euro l’anno. Non se la passano affatto male nemmeno i collaboratori tecnici (elettricisti, idraulici, falegnami e altri operai che si occupano degli interventi di manutenzione): lo stipendio massimo è di 154.071,42 euro.

Camera: gli stipendi dei portaborse

Curiosamente, questi artigiani possono arrivare a percepire più dei 309 assistenti parlamentari - i cosiddetti portaborse - che hanno uno stipendio massimo di 137.368,28 euro. I segretari parlamentari sono invece 276 ed hanno uno stipendio massimo di 157.628,73 euro. Più alti gli emolumenti per i documentaristi tecnici ragionieri: sono in tutto 241 figure molto qualificate che possono guadagnare fino a 240.221,91 euro. Dal bilancio della Camera emerge poi che i 132 consiglieri parlamentari riescono ad arrivare anche a 361.389,92 euro.

Ovviamente, tutti questi dipendenti sono tutelati dalle rispettive rappresentanze sindacali (ne risultano attualmente undici) e con le quali i pentastellati devono fare i conti se davvero vorranno aprire le istituzioni come una scatoletta di tonno, come avevano promesso.

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