D'Alema sostiene Zingaretti (e lo mette nei guai?), poi dice: "No ad ammucchiate antisovraniste"

L'ex Premier ha rilasciato un'intervista alla Stampa.

Massimo D'Alema sostiene Nicola Zingaretti

Se c'è un personaggio di sinistra attualmente più odiato di Matteo Renzi dalla sinistra stessa, quello è solo Massimo D'Alema, perciò il suo endorsement ufficiale per Nicola Zingaretti nella corsa al ruolo di segretario del PD potrebbe essere un boomerang per il governatore del Lazio.

D'Alema, infatti, ha rilasciato un'intervista a La Stampa, pubblicata oggi, in cui dice:

"Speriamo che il congresso dia a Zingaretti la forza di aprire un nuovo corso politico. Credo che se c'è una svolta nel Pd si possa riaprire anche una prospettiva di dialogo a sinistra. Auspico che la nuova leadership del Pd riprenda l'ispirazione unitaria in vista delle europee. Non vedo una prospettiva del centrosinistra se non riprende vita il Pd. Naturalmente dovrà avere il coraggio di una riflessione critica su questi anni"

Apriti cielo.

Ricordiamo che D'Alema alle ultime elezioni politiche, quelle del 4 marzo 2018, si è candidato al Senato con Liberi e Uguali, ma non è stato eletto. Dunque non fa più parte del PD, ma quello che ha detto oggi fa pensare che, nel caso in cui Zingaretti dovesse vincere le primarie, lui potrebbe tornare nel partito. E allora ecco le reazioni.

Roberto Giachetti ha condiviso l'intervista e ha scritto:

"Per una volta voglio ringraziare Massimo D’Alema perché con la sua intervista ha chiarito, al di là di reticenze e ipocrisie, il loro progetto e la vera posta in gioco alle #primariePD.
Se vince Zingaretti tornano loro e torna la ditta, se vinciamo noi NO. #sempreavanti"

Il suo tweet è stato ritwittato anche da Maria Elena Boschi che ha commentato "Tutto torna", mentre il capogruppo del PD al Senato Andrea Marcucci ha detto "Abbiamo bisogno di futuro, non di un'altra ditta dieci anni dopo". Sulla stessa lunghezza d'onda Alessia Morani che ha scritto "Riportare dentro al PD chi ha provato a distruggerlo? Anche no, grazie". Ivan Scalfarotto ha scritto: "L’intervista di #DAlema a La Stampa ufficializza il (sin qui malcelato) progetto politico di riconquista del PD da parte del gruppo dirigente sconfitto da Matteo Renzi e di rifiuto della sua linea riformista. Hanno in mente un PD identitario e quindi minoritario", la vicepresidente del Senato Simona Malpezzi ha scritto, paragonando D'Alema a un vecchio telefono: "Anni fa sembrava l’unico, pensare di usarlo oggi è semplicemente allucinante. A suo tempo cambiò il modo di comunicare, pensare di riproporlo adesso è assurdo. Già all’epoca non era alla portata di tutti, ma nel 2019 chi se lo tiene in casa lo fa solo per nostalgia".

D'Alema è entrato tra i trend topic di Twitter ed è rimasto nelle prime posizioni per molte ore, ma per lui, praticamente, solo insulti.

Nell'intervista, a proposito delle Europee, ha detto che "sono un'occasione per rimettere in campo un grande schieramento progressista che dica: abbiamo capito, avete ragione ad essere arrabbiati, ma l'arroccamento nazionalistico che offre il governo è la risposta sbagliata" e ha aggiunto:

"Se rappresentiamo quello che sta avvenendo come un conflitto tra europeisti e sovranisti cadiamo in una trappola, in questi termini la partita è già persa. Sarebbe un suicidio per la sinistra convergere in un'ammucchiata con tutti quelli che difendono l'Europa così com'è contro la barbarie sovranista"

D'Alema ha anche criticato l'iniziativa di Carlo Calenda e il suo manifesto "Siamo Europei", dicendo che non spetta a lui decidere con chi si deve alleare il PD, "c'è un congresso e non mi sembra che si sia candidato". Calenda ha commentato: "La cosa bella di D’Alema è che puoi sempre contare sul fatto che si lasci fuori da solo. Il motto è 'Dopo di me il diluvio'".

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