Guaidò all'Italia: "Fate la cosa giusta". Di Maio: "Non lo riconosciamo"

Di Maio: "Noi non vogliamo arrivare al punto di riconoscere un soggetto che non è stato votato dal popolo come presidente"

Ieri il Parlamento Europeo ha riconosciuto Guaidò nel ruolo di Presidente del Venezuela. Il Governo italiano, invece, non ha cambiato linea e si rifiuta di farlo. Il Presidente autoproclamato ha concesso un'intervista al Tg2 nel corso della quale ha invitato l'Italia "a fare la cosa giusta" e a non utilizzare "la scusa" secondo la quale "ci potrebbe essere qualcosa di peggio" perché "questo non è vero". Il Presidente ad interim ha giudicato l'astensione degli eurodeputati italiani - di M5S, Lega e in parte del PD - figlia di "una probabile mancanza di informazioni".

Guaidò è convinto di agire nell'interesse del Paese, che al "90% vuole il cambiamento e scommette sulla democrazia". Ha anche parlato di "70 giovani assassinati in una settimana dal Faes (le forze speciali di polizia) e 700 persone finite in carcere, compresi 80 minorenni, addirittura bambini". Poi ha risposto direttamente al sottosegretario Di Stefano - che ieri ha rivendicato la neutralità italiana - invitandolo ad "informarsi su quello che sta succedendo adesso" in Venezuela.

Le parole di Guaidò non hanno avuto alcun effetto su Luigi Di Maio, che ha ha ribadito la posizione del Governo Italiano: "Noi non vogliamo arrivare al punto di riconoscere un soggetto che non è stato votato dal popolo come presidente. In questi anni siamo stati già scottati da ingerenze di stati occidentali in altri Stati. In Venezuela il cambiamento lo decidono i cittadini, noi siamo dalla parte della pace, della democrazia, dobbiamo creare i presupposti per favorire nuove elezioni".

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