Tensione Francia-Italia: Mattarella prova a ricucire. Ma i 5 Stelle insistono

Il monito di Mattarella: "Bisogna difendere e preservare l'amicizia con la Francia"

I rapporti tra Italia e Francia sono sempre più tesi. Oggi Parigi ha richiamato il suo ambasciatore a Roma dopo gli "attacchi senza precedenti del governo italiano". Non era mai successo negli ultimi 79 anni, per la precisione da quando l'Italia fascista entrò in guerra con il Paese transalpino. A far prendere questa decisione al Governo francese sono stati quelli che il Ministero degli Esteri ha definito "attacchi senza fondamento" dei leader italiani e le "dichiarazioni oltraggiose" degli stessi. La goccia che ha fatto traboccare il vaso sono state le "ultime ingerenze" da parte di Di Maio per l'incontro con i sedicenti leader dei gilet gialli, che Parigi ha definito "una provocazione supplementare e inaccettabile".

Il Presidente Mattarella, appena rientrato in Italia dal suo viaggio in Angola, ha subito vestito i panni del pompiere, invitando il Governo a "difendere e preservare l'amicizia con la Francia", senza nascondere "grande preoccupazione per la situazione" che si è creata, arrivando a chiedere di "ristabilire subito il clima di fiducia".

Anche il Premier Conte, in missione in Libano da due giorni, ha speso parole di distensione: "Il rapporto tra Italia e Francia ha una radice antica di ordine culturale ed economico e non può essere messo in discussione". Il Premier ha però anche cercato di ridimensionare l'incontro tra Di Maio e gli esponenti dei gilet gialli, sostenendo che il leader dei 5 Stelle non abbia agito a nome del Governo bensì vestendo i panni di leader di partito.

Enzo Moavero Milanesi, invece, ha cercato di ridimensionare l'episodio: "Francia e Italia sono nazioni alleate e profonda è l'amicizia fra i due popoli. La difesa e il confronto sui rispettivi interessi e punti di vista non possono incidere e non incideranno sulle solide relazioni che ci uniscono da decenni".

Salvini: "Non vogliamo litigare con nessuno"

Matteo Salvini si è detto pronto ad incontrare Macron, ma ha contestualmente ribadito il suo punto di vista: "Non vogliamo litigare con nessuno, non siamo interessati alle polemiche: siamo persone concrete e difendiamo gli interessi degli italiani. Disponibilissimi a incontrare il presidente Macron e il governo francese, sederci a un tavolo e affrontare, per quanto riguarda le mie competenze, tre questioni fondamentali: stop con i respingimenti, stop con i terroristi italiani in Francia e basta danneggiare i nostri lavoratori pendolari che sono letteralmente vessati ogni giorno alle frontiere francesi da controlli che durano ore".

I 5 Stelle non arretrano

Anche Di Maio ha ribadito la sua posizione: "Il popolo francese è nostro amico e nostro alleato. Il Presidente Macron si è più volte scagliato contro il governo italiano per motivi politici in vista delle europee. Questo non ha mai intaccato il sentimento di amicizia che lega i nostri Paesi e mai lo farà".

Poi ha rivendicato il diritto di incontrare gli esponenti dei Gilet Gialli: "Il mio incontro come capo politico del Movimento 5 Stelle, con esponenti dei Gilet Gialli e con alcuni candidati della lista RIC è pienamente legittimo. E rivendico il diritto di dialogare con altre forze politiche che rappresentano il popolo francese. Così come En Marche, il partito di governo francese, è alleato in Europa con il Pd, partito d'opposizione in Italia, così il Movimento 5 Stelle incontra una forza politica di opposizione al Governo francese (Ric). Sono europeista. Ed essere in un’Europa senza confini, significa libertà anche per i rapporti politici non solo per lo spostamento delle merci e delle persone. Per me quell'incontro non rappresenta una provocazione nei confronti del governo francese attuale, ma un importante incontro con una forza politica con cui condividiamo tante rivendicazioni a partire dall'esigenza della democrazia diretta per dare maggiori poteri ai cittadini".

Secondo Di Maio, il suo non è stato un atto di ingerenza: "Il governo italiano applica sempre il principio di non ingerenza negli affari interni di un altro Paese e questo vale anche per la Francia. Saranno i francesi a valutare l'operato del loro governo. Sempre come governo italiano stiamo lavorando per la gestione di problemi europei che sono stati scaricati sull'Italia, come l'immigrazione, affinché ogni Paese europeo, compresa la Francia faccia la sua parte. Stiamo anche sollecitando tutti i Paesi dell'Unione Europea a una maggiore attenzione nei confronti dell'Africa affinché il continente possa giungere a un vero e autonomo sviluppo. Per farlo è necessario favorire e non rallentare l'economia di tutti i paesi africani, questo non è solo interesse dell'Italia, ma in primis dell'Africa, poi dell'Europa e di tutto il mondo".

A ruota è intervenuto anche Di Battista che, allo stesso modo, ha ribadito la sua ostilità nei confronti della Francia: "Più che richiamare in patria l'ambasciatore francese in Italia, suggerisco al presidente Macron di richiamare in Francia quei dirigenti francesi che dettano ancora legge nelle banche centrali africane".

Per Manlio Di Stefano, sottosegretario agli Esteri, "il ritiro dell'ambasciatore è una provocazione". E poi ha aggiunto: "erano abituati ad avere sudditi in Italia, certo che ora notano la differenza. Noi abbiamo il pieno diritto di fare incontri politici in vista di eventuali operazioni al Parlamento europeo e quindi non riteniamo che nel nostro incontro ci sia nulla offensivo nei confronti dei francesi".

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