Di Maio e l'incontro con i "gilet gialli": ecco perché si tratta di un'ingerenza

La Francia ha ragione: Di Maio ha lanciato un'opa sulla politica d'oltralpe

"Gilet Gialli non mollate, combattiamo insieme!". Con queste parole Luigi Di Maio tendeva una mano ai cosiddetti "Gilet Gialli" all'inizio di gennaio, mettendo anche a loro disposizione le strutture e l'esperienza del Movimento. Martedì scorso il vicepremier dei 5 Stelle ha anche fatto "un salto in Francia" per incontrare "il leader dei gilet gialli Cristophe Chalençon e i candidati alle elezioni europee della lista RIC di Ingrid Levavasseur". Dal canto loro, dopo l'incontro, i gilet gialli dell'hinterland parigino hanno subito puntualizzato che, per il momento, il Movimento 5 Stelle non è un loro alleato e che l'obiettivo dell'incontro era solo finalizzato a "scoprire questo partito e capire bene il suo posizionamento politico rispetto alla Lega".

L'incontro tra Di Maio e Cristophe Chalençon non è stato apprezzato - per usare un eufemismo - in Francia ed è stato molto probabilmente l'episodio che - sommato agli altri - ha indotto il Governo francese a richiamare il proprio ambasciatore a Parigi.

In realtà, come avevamo già evidenziato ad inizio gennaio, non si è ancora capito bene a chi abbia teso la mano Di Maio, mentre è chiarissimo il suo obiettivo: indossare un gilet giallo a caso allo scopo di lanciare un'Opa a nome del Movimento 5 Stelle sul panorama politico francese.

Considerare il Ralliement d'initiative citoyenne espressione dei 'gilet gialli' è tutt'altro che corretto. In primo luogo il RIC, come scritto anche da Di Maio è appunto "di Ingrid Levavasseur", non presente all'incontro pur essendo la capolista per le Europee. Il vicepremier ha invece incontrato "il leader Cristophe Chalençon" che la stessa Ingrid Levavasseur si è affrettata a scaricare, accusandolo di aver recitato un ruolo che non gli appartiene: "Ha voluto mettersi in mostra davanti agli italiani. È una cosa orribile, è un'usurpazione totale. Danneggia il nostro lavoro".

Questo teatrino dimostra che i gilet gialli non sono un movimento politico; nella realtà dei fatti, non esistono. Sono solo il frutto di una protesta, non essendo neanche i promotori della stessa. Non c'è una regia ed è stato tutto alimentato da un passaparola che potremmo definire virale, ma disordinato. Ogni città, dalla più importante a quella più insignificante, ha uno o più leader. Il disagio alla base della protesta è sicuramente reale ed è anche il solo protagonista. In molti casi, inoltre, le persone che hanno partecipato alle proteste si riconoscevano e si riconoscono ancora nei partiti d'opposizione; per esempio nella sinistra di Mélenchon, che in Italia si trova a proprio agio nel dialogare con Potere al Popolo, o nella destra della Le Pen, amica intima di Salvini.

Di Maio, in pratica, si sta confrontando con il nulla cosmico; con persone che non rappresentano nessuno. Proprio per questo motivo la Francia considera quella del vicepremier "un'ingerenza insopportabile" ed è davvero difficile dare torto ai cuginastri.

Guardando la protesta da Marsiglia, per esempio, il panorama è ancora diverso. Il cosiddetto leader dei gilet gialli in questo caso è Paul Marra, un francese di origini calabresi che si è preso la briga di creare, lo scorso 5 gennaio, l'associazione politica 'Gilets Jaunes Le Mouvement'.

Il movimento di Marra non si presenterà alle elezioni europee perché non vuole "costruire un tetto senza le fondamenta". Il suo obiettivo è quello di "costruire un movimento" e non quello di dare uno sfogo alla protesta per arraffare qualche seggio al parlamento europeo. Perfino Marra, che ha avuto la scaltrezza di fare suo il simbolo della protesta, ha ammesso che "né Christophe Chalençon, né Ingrid Levavasseur, né io stesso abbiamo l'appoggio dei gilet gialli". Perché, appunto, i gilet gialli politicamente non esistono.

Per Marra, ad esempio, la visita di Di Maio è stata "molto sfrontata", una chiara "ingerenza" perché "non si può interferire su questioni di politica interna andando in Francia ad incontrare avversari del governo in carica. Sarebbe stato più intelligente e rispettoso che fossero i Gilet gialli ad andare in Italia ad incontrarlo, non il contrario. Ho trovato questo incontro inappropriato".

Per il leader marsigliese della protesta il Ralliement è come fumo negli occhi: "Ha detto delle cose e poi ha fatto il contrario. I suoi rappresentanti non sono stati scelti dal popolo, sono stati imposti. Non c'è un direttore di campagna, non c'è una struttura di comunicazione, non c'è un finanziamento. E' assurdo. Si troveranno a Bruxelles senza capire quello che bisognerebbe fare". Per Marra, invece, "bisogna ripartire dalla base, riunirsi, trovare il maggior numero di sostegni tra noi gilet gialli, strutturarsi e individuare dei leader. Non bisogna mettere il carro davanti ai buoi".

L'obiettivo di Marra è quello di partire veramente dal basso: "bisogna creare una federazione di cittadini che si riconosca nel movimento. Con 500mila aderenti e una sottoscrizione di 2 euro, ad esempio, tra due anni ci potremmo presentare in modo indipendente a delle elezioni. Le cose non si fanno dalla sera alla mattina. Penso che questo tipo di strategia sia più saggia, più strutturata e più democratica. Se non passiamo da una cosa del genere non arriveremo da nessuna parte". Insomma, Marra è ancora impegnato nel tentativo di capire in che modo trasformare la protesta in proposta.

Tanto per chiarire, l'associazione di Marra e la lista di Ingrid Levavasseur non sono certamente gli unici movimenti politici nati dalla protesta. Ci sarebbe, per esempio, anche 'Les Emergents' di Jacline Mouraud, un'altra delle tante portavoce, già minacciata di morte da alcuni suoi stessi compagni di lotta per essersi resa disponibile ad incontrare gli esponenti del Governo francese, quando questo era alla ricerca disperata di un interlocutore credibile con il quale trattare una tregua.

Per concludere: sarebbe proprio il caso di farsi gli affari propri. Di Maio farebbe meglio a preoccuparsi dell'Opa che sta esercitando Salvini nei confronti del suo elettorato piuttosto che lanciarsi in queste avventure strampalate, che danneggiano il Paese e mettono in evidenza tutta la sua inesperienza.

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