Governo: lo scontro interno alla maggioranza ora si sposta su Bankitalia

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Secondo quanto riferisce l’AGI, Luigi Di Maio e altri ministri del Movimento 5 Stelle avrebbero presentato un dossier contro Banca d’Italia nel corso del Consiglio dei Ministri di giovedì scorso. Si è trattato di una riunione fiume che si è protratta oltre la mezzanotte e che avrebbe segnato una nuova frattura all’interno della maggioranza di governo. Dell’argomento Bankitalia si è argomentato per più di un’ora, poiché nei giorni scorsi il Consiglio Superiore ha proposto la riconferma di Luigi Federico Signorini nel ruolo di vicedirettore generale. Per il via libera, che dovrà arrivare entro fine mese, però, serve l’ok del Cdm e a quanto pare non sarà semplice arrivarci.

Sì, perché il Movimento 5 Stelle vuole assolutamente guardare avanti e non considera quello di Signorini il profilo ideale. Inoltre, non sarebbero piaciute ai pentastellati le parole del governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, che nei giorni scorsi al Congresso Assiom Forex ha evidenziato come "l'incertezza sulla politica di bilancio non si sia dissipata". Insomma, il vicepremier Di Maio ha insistito sulla necessità di cambiare registro, ma il ministro dell’Economia Giovanni Tria avrebbe usato addirittura parole forti (“Voi siete pazzi”) per stigmatizzare l’ingerenza nei confronti dell'istituto sulle nomine.

Bankitalia, Tav, Francia e Venezuela: governo diviso

Dalla parte del ministro Tria si sarebbe schierato anche il premier Giuseppe Conte, che avrebbe espresso anche il proprio malcontento per la campagna elettorale degli ultimi giorni. La maggioranza continua a dunque a dividersi e la tenuta viene messa a rischio praticamente con cadenza quotidiana. Nel corso del Cdm di giovedì sera, tra le altre cose, si è parlato ancora di Tav, con il M5S che avrebbe espresso fastidio per la presa di posizione di Tria (“bisogna andare avanti sulle grandi opere”), mentre la Lega avrebbe ribadito di attendere ancora l'analisi costi-benefici di Toninelli. A questo quadro, infine, si devono aggiungere le tensioni con la Francia e la mancanza di una linea unitaria nei confronti della questione Venezuela.

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