Musica, in radio un brano italiano ogni 3: la proposta della Lega

Mahmood a Sanremo 2019

L'Italia è in recessione tecnica, i prossimi anni si preannunciano estremamente duri nonostante le rassicurazioni del governo di Giuseppe Conte e i parlamentari, ad un passo dall'essere ridotti in modo sostanziale, sembrano voler concentrare l'attenzione altrove, su questioni così frivole che non meriterebbero neanche di venir menzionate. È il caso dei palinsesti musicali delle radio, che dovrebbero avere zero priorità per il parlamento italiano.

Eppure, dopo il caso dell'ultimo Festival Di Sanremo - montato proprio da una certa destra non contenta della vittoria di Mahmood e del regolamento ben noto prima dell'avvio di questa edizione del festival canoro - la Lega ha subito preparato una proposta di legge che punta a limitare il numero di brano stranieri trasmessi dalle radio italiane.

Per quanto assurdo e poco credibile, è esattamente così. La proposta di legge, "Disposizioni in materia di programmazione radiofonica della produzione musicale italiana", è stata presentata lo scorso 6 febbraio e porta la prima firma di Alessandro Morelli, l'ex direttore di Radio Padania ora presidente della commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera dei Deputati.

Intervistato dall'AdnKronos, Morelli sembra aver preso la questione molto seriamente:

La vittoria di Mahmood all'Ariston dimostra che grandi lobby e interessi politici hanno la meglio rispetto alla musica. Io preferisco aiutare gli artisti e i produttori del nostro Paese attraverso gli strumenti che ho come parlamentare. Mi auguro infatti che questa proposta dia inizio a un confronto ampio sulla creatività italiana e soprattutto sui nostri giovani.

Morelli non sembra ancora aver capito che Alessandro Mahmoud, in arte Mahmood, è un cittadino italiano, così come lo sono i produttori che ha alle spalle e che hanno collaborato al brano uscito trionfante dal Festival di Sanremo 2019 ed è anche piuttosto imbarazzante dover continuare a sottolineare un particolare che non dovrebbe avere alcun rilievo.

Questa, però, è l'Italia del 2019, un'Italia in cui la nazionalità di un individuo è più importante di quello che dà alla società, e Morelli - insieme ai deputati Maccanti, Capitanio, Cecchetti, Donina, Fogliani, Giacometti, Tombolato e Zordan - vorrebbe che le radio italiane dessero maggiore priorità ai brani italiani, al punto da scrivere una proposta di legge che, si è scritto nel testo, obbliga le emittenti radiofoniche nazionali e private a riservare "almeno un terzo della loro programmazione giornaliera alla produzione musicale italiana, opera di autori e di artisti italiani e incisa e prodotta in Italia, distribuita in maniera omogenea durante le 24 ore di programmazione".

Una canzone su tre trasmessa in radio, quindi, dovrebbe essere italiana. Non solo. Una quota "pari almeno al 10 per cento della programmazione giornaliera della produzione musicale italiana è riservata alle produzioni degli artisti emergenti".

Difficile immaginare quale percorso avrà una proposta di legge come questa, ma il fatto che si voglia imporre a una radio di trasmettere musica italiana in quanto tale, al di là della qualità dei brani e delle esigenze di mercato, dovrebbe far scattare ben più di un campanello d'allarme.

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