Caos Venezuela, regime nega uccisione indigeni. Trump: "Maduro non resterà impunito"

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Aggiornamento 23 febbraio 2019 - Il fedelissimo di Maduro, Diosdado Cabello, numero due del Partito Socialista Unito del Venezuela e presidente dell'Assemblea costituente, nega che le forze armate abbiano ucciso due indigeni Pemon vicino alla frontiera con il Brasile: "È ormai dimostrato che l'incidente avvenuto a Kumarakapay non ha niente a che vedere con la Guardia nazionale, perché il tipo di munizione usato non è quello in dotazione ai militari" dice Cabello alla stampa dopo il concerto "Hand off Venezuela" organizzato dal regime lungo la frontiera con la Colombia, frontiera che Maduro ha chiuso nelle ultime ore per non far passare gli aiuti umanitari.

Un dirigente Pemon, Jorge Perez, tuttavia conferma le uccisioni dicendo che membri dell'Aretauka, cioè la forza di sicurezza autonoma della comunità indigena, stavano cercando di bloccare un convoglio dell’esercito che si stava dirigendo a Santa Elena de Uarein quando la guardia nazionale a bordo dei mezzi ha aperto il fuoco uccidendo due persone, tra cui una donna. Una quindicina i feriti.

Intanto il presidente americano Donald Trump, quello che separa i bambini dai genitori immigrati, parla di "vergognose violazioni dei diritti umani da parte di Maduro e coloro che stanno eseguendo i suoi ordini: non resteranno impunite". Secondo il Guardian Trump avrebbe chiesto alle forze armate venezuelane di far entrare gli aiuti umanitari nel Paese.

Caos Venezuela, militari aprono il fuoco: una donna morta e 15 feriti

22 febbraio 2019 - Le forze armate venezuelane fedeli a Maduro avrebbero sparato contro un gruppo di indigeni al confine con il Brasile uccidendo una donna e ferendo altre 15 persone. Il fuoco sarebbe stato aperto dall’esercito a un posto di blocco di indigeni Pemon a Gran Sabana, appunto alla frontiera brasiliana.

Frontiera chiusa da Maduro che ha inviato i blindati e che non lascia passare gli aiuti umanitari mentre nel paese scarseggiano anche i beni di prima necessità come il latte per i bambini. Maduro è sostenuto dal presidente russo Vladimir Putin secondo cui gli aiuti americani sono solo un pretesto per entrare nel paese e rovesciare il legittimo presidente.

Dell’uccisione della donna e del ferimento di altre 15 persone nel villaggio di Kumarakapai, lungo la strada di confine tra Venezuela e Brasile, ha parlato Americo De Grazia, deputato all'assemblea nazionale. Tre dei feriti sono ora ricoverati in condizioni gravi. I militari avrebbero sparato contro un gruppo di indigeni che si opponeva "al passaggio di una colonna di mezzi" dell’esercito, ha detto De Grazia a Tv Venezuela.

Juan Guaidò, presidente del Parlamento venezuelano che si è autoproclamato leader legittimo del paese assumendo i poteri di governo, nelle scorse ore aveva emesso un decreto per autorizzare l'ingresso degli aiuti umanitari nel Paese, per aprire insomma le frontiere. Guaidò ha parlato di "garanzie e benefici" ai membri delle forze armate che adempiranno "il mandato della Costituzione".

Intanto secondo le Nazioni Unite sono 3,4 milioni (l'11% della popolazione) i venezuelani che hanno dovuto lasciare il paese avvolto in una crisi politica ed economica che ad oggi non vede sbocchi. Secondo la stima di Unhcr e dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) i venezuelani sono emigrati al ritmo di 5mila persone al giorno nel 2018.

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