Venezuela, Guaidò avvisa: "Se Maduro mi arresta, risposta senza precedenti"

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Juan Guaidò, leader dell’opposizione, ha parlato prima del ritorno in Venezuela al programma colombiano Noticias Caracol. "Se oseranno imprigionarmi ci sarà una risposta senza precedenti, sia della gente che della comunità internazionale", ha detto Guaidò in riferimento all’annuncio di Nicolas Maduro, che ha intenzione di incarcerarlo. Il leader dell’opposizione, autoproclamatosi presidente ad interim del Venezuela, ha comunque confermato di voler rientrare a Caracas entro questa settimana.

Dopo aver parlato a Noticias Caracol, Guaidò è anche intervenuto in TV a Ntn24, rincarando la dose: "Un detenuto non serve a nessuno, ma nemmeno un presidente esiliato. Il mio dovere - ha proseguito - è di stare a Caracas nonostante i rischi". Non è mancato, infine, un ringraziamento al presidente USA, Donald Trump, che ha intenzione di aumentare la “pressione” sul regime di Maduro. "Presidente Donald Trump, la ringraziamo per il suo fermo sostegno al ritorno della democrazia in Venezuela. Continuiamo con il coordinamento internazionale al fine di ottenere la pressione necessaria per la cessazione dell'usurpazione e la conquista della libertà nella nostra nazione", ha twittato il leader dell’opposizione venezuelana.

USA: in arrivo nuove sanzioni per Caracas

Tramite l'inviato speciale Usa per il Venezuela, Elliott Abrams, prima della riunione del consiglio di sicurezza dell'Onu, gli Stati Uniti d’America hanno annunciato nuove sanzioni nei confronti di Maduro. L’obiettivo è quello di aumentare appunto la pressione nei confronti del regime di Caracas. Entro questa settimana, inoltre, gli USA chiederanno al Consiglio di sicurezza Onu di votare una bozza di risoluzione per l’arrivo degli aiuti umanitari anche in Venezuela. "Avremo una risoluzione in settimana che certamente chiederà l'ammissione dell'aiuto umanitario in Veneuzela", ha insistito Abrams rispondendo ai giornalisti presenti. Intanto, i Paesi europei che fanno parte del consiglio di sicurezza dell’Onu - Francia, Germania, Gran Bretagna, Belgio e Polonia - hanno chiesto nuovamente elezioni presidenziali libere.

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