Conte: "Nessuna ipotesi mini-Tav, analisi integrativa sollecitata dal MIT"

Giuseppe Conte tav

Il premier Giuseppe Conte "non ha aperto a nessuna ipotesi di mini-Tav né ha mai richiesto un ulteriore contributo all'analisi costi-benefici dell'opera, contributo che è stato invece sollecitato dal Mit" precisa una nota di palazzo Chigi. Il presidente del consiglio "ha sempre ribadito che verrà presa, nella massima trasparenza, la migliore decisione possibile nell'interesse esclusivo del Paese e dei cittadini".

Torino-Lione, Conte: "Non si può bloccare". L'exit strategy del premier: verso una mini-Tav?

La Tav "non si può bloccare: mi occuperò io della revisione". Lo ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in riferimento all’impasse di governo sull’Altà velocità Torino-Lione. Sul tavolo del premier nelle ultime ore sarebbe giunta una nuova mini-analisi costi/benefici per integrare la prima.

Secondo quest'ultimo documento, come riferisce Tgcom24, le perdite per l’Italia si dimezzerebbero, passando da un saldo negativo di 7 miliardi a 3,5 miliardi.

Nuova mini-analisi costi-benefici

Conte avrebbe chiesto agli stessi redattori del primo documento costi-benefici della Tav, i professori Marco Ponti e Francesco Ramella, un'analisi integrativa per calcolare le perdite solo sulla parte italiana dell’opera. Da questa analisi uscirebbe la cifra di 3,5 miliardi di euro, scorporando dal conteggio iniziale le spese a carico di Francia e Ue.

Mini-Tav e referendum

Per quanto riguarda le forze di maggioranza, la Lega, favorevole all’opera al contrario del M5s, starebbe spingendo per realizzare quantomeno una cosiddetta mini-Tav - secondo quanto anticipato da Affari Italiani - con conseguente riduzione dei costi, ma pure a indire un referendum regionale per i piemontesi che dia una spinta a superare lo stallo.

A proporre un referendum sulla Tav è anche il governatore del Piemonte Sergio Chiamparino e c'è già una data ipotetica, il 26 maggio in concomitanza con le Regionali in Piemonte e le Europee.

La strategia di Conte

L’exit strategy di Conte mira a ricomporre la frattura di governo. Una strategia che salverebbe anche i 300 milioni di finanziamento dell'Unione europea e sbloccherebbe i bandi di Telt, cioè della società pubblica italo-francese che sovrintende alla costruzione della Tav.

Una mini-Tav, con traforo ridotto e meno stazioni in Italia, sarebbe un progetto meno impattante sia dal punto di vista ambientale che economico rispetto a quello già bocciato dalla prima analisi-costi benefici commissionata dal ministro delle Infrastrutture e Trasporti Danilo Toninelli.

Per il M5s sarebbe più facile far digerire la mini-Tav alla base, senza passare per una forza di governo che blocca le grandi opere ma che si contrappone piuttosto alle "grandi spese" fanno sapere fonti del Movimento.

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