Brexit, panico nella Manica: tra scioperi dei doganieri e merci bloccate da giorni

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La data prevista per la Brexit è il 29 marzo, ma alcuni effetti di quello che accadrà da quel giorno a seguire sono già tangibili oggi. Ne sanno qualcosa le aziende che stanno tentando di muovere le merci attraverso la Manica, che sia via mare o utilizzando il tunnel sottomarino. Una sorta di effetto domino sta rendendo sostanzialmente più lento e al contempo più costoso il trasporto delle merci. Tutto è iniziato, a quanto pare, da uno sciopero bianco dei doganieri francesi presso il porto di Calais, che hanno causato lunghe code di TIR. Poi, però, le tensioni si sono estese anche al porto di Dunkerque e Craywick. In sostanza, i doganieri protestano proprio in vista della Brexit, poiché a partire dal 29 marzo per loro è previsto un importante aggravio di lavoro. Le loro richieste sono dunque di salari più adeguati e un aumento del personale.

Attenzione, però, perché non è che i doganieri non stiano svolgendo il loro lavoro. In realtà, come riferiscono i loro rappresentanti sindacali, i lavoratori francesi si stanno attenendo alla lettera ai regolamenti, ma non svolgono le mansioni non richieste e non effettuano straordinari, causando così ritardi e blocchi nel passaggio di mezzi e merci. Secondo i sindacalisti, si tratta dell’antipasto di ciò che avverrà in caso di Brexit e se l’attenzione nei loro confronti non aumenterà, lo sciopero bianco proseguirà ad oltranza.

Per il transito delle automobili non si segnalano particolari disagi, ma stando a Il Post, nella giornata di martedì il tempo di attesa per un Tir ai controlli doganali di Calais era di oltre tre ore, mentre a Dunquerke i disagi sono stati inferiori (circa un’ora di ritardo). Le autorità locali sono al lavoro per fare in modo che i veicoli possano attendere in apposite aree che evitino di bloccare le autostrade, ma in tutto ciò si sta innestando anche la questione dei migranti. Fonti locali segnalano il tentativo di alcuni rifugiati che hanno provato a nascondersi proprio a bordo dei Tir fermi, per tentare di attraversare la frontiera, proprio approfittando di questi giorni di tensione.

Insomma, a circa 20 giorni dalla Brexit stanno emergendo tutti i limiti di un sistema, che può diventare fragile: basta una protesta per far saltare tutto? Il governo francese ha già previsto un piano di assunzione per 120 nuovi doganieri, che si andranno ad aggiungere ai 300 che già attualmente lavorano all’ingresso del tunnel della Manica e ai 64 già impiegati al porto di Calais. Come già sottolineato, per i sindacati si tratta di misure assolutamente insufficienti per fare fronte agli aggravi di lavoro che comporterà la Brexit. Fin qui, la denuncia, i doganieri hanno sopperito alle carenze svolgendo mansioni non previste dai contratti e straordinari notturni a loro dire sottopagati.

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