Via della Seta, Tria: "Si fa troppa confusione". Tajani: "Non possiamo diventare colonia della Cina"

Il ministro dell'Economia cerca di minimizzare.

Giovanni Tria sulla via della seta cinese

La Nuova via della Seta è un progetto della Cina per migliorare i propri collegamenti commerciali con Europa e Asia ed è un argomento caldo di questi ultimi tempi perché l'Italia sembra avere una posizione diversa rispetto agli altri Paesi Europei nei confronti dei cinesi. Oggi sull'argomento è intervenuto il ministro dell'Economia Giovanni Tria, che ha provato a minimizzare la discussione dicendo:

"Si sta facendo credo una gran confusione su questo accordo, che non è un accordo, è un Memorandum of understanding. Si ribadiscono i principi di cooperazione economico e commerciali presenti in tutti i documenti europei, nessuna regola commerciale ed economica viene cambiata. Cambiare le regole commerciali non sarebbe nelle possibilità italiane visto che è una competenza europea, credo che si stia facendo un po' una tempesta in un bicchier d'acqua"

Ieri sul tema si sono espressi anche i vicepremier. Matteo Salvini ha detto:

"Non abbiamo pregiudizi, ma molta prudenza. Siamo favorevoli al sostegno e all'apertura dei mercati per le nostre imprese. Altre però sono le valutazioni, sempre attente, che occorre fare in settori strategici per il nostro Paese come telecomunicazioni e infrastrutture"

E Luigi Di Maio ha affermato:

"La via della Seta non è assolutamente l'occasione per noi per stabilire nuove alleanze a livello mondiale e geopolitico. È il modo per dire che dobbiamo riequilibrare le esportazioni di più sul nostro lato, un rapporto ora sbilanciato sulla Cina"

Più duro il Presidente del Parlamento Europeo e vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani, che ha detto:

"Oggi il Parlamento europeo si esprime in maniera molto chiara sulle relazioni con la Cina, anche la Commissione Ue sta per approvare un documento, noi siamo stati molto chiari: attenzione, non possiamo diventare una nuova colonia dell'impero cinese, abbiamo il dovere di reagire e di difendere i nostri interessi, politici, economici e industriali"

E ha concluso eludendo alla pericolosità della Cina:

"Non possiamo stare sotto controllo dell'industria e forse anche dell'intelligence cinesi, dobbiamo difendere la nostra libertà, non possiamo diventare sudditi"

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