Bossi Tax? Ma quali 400 milioni... avvisate Franceschini prima che sia troppo tardi

400 milioni di euro. Una cifra che suona bene, roboante, nelle bocche giuste. Voci potenti, lingue allenate a battere il tamburo, per citare Fabrizio De Andrè. Quelle di Franceschini, di Di Pietro, ma anche di qualche rappresentante del centro-destra come Gianfranco Fini, che ama vestire i panni dello scandalizzato quando serve. Quando serve.

Noi sapevamo che quella cifra era frutto di stime generalizzate, uscite da chissà dove, ma comode per chi ne voleva disporre. Un po' come il bimbo che esagera il suo pianto per guadagnare la caramella. Ci voleva un giornalista di Italia Oggi, Franco Bechis, per smentire i pianti dei potenti, per spegnere la menzogna. Finora la massima obiezione era stata: Sì, va bene, lo stato spende tanti soldi, ma quei soldi non vengono bruciati, vanno comunque in tasca a qualcuno. Scrutatori, presidenti di seggio, stampatori di schede e tutto l'indotto che ruota intorno agli appuntamenti elettorali. Però era pur sempre brutto vedere Pantalone (cioè noi) tirar fuori di tasca propria denari che magari potevano essere meglio investiti.

Ma che ti va a scoprire il nostro Bechis? - e mannaggia, se siamo invidiosi - Svela che la fantomatica cifra è frutto di uno studio eseguito a febbraio dagli economisti di lavoce.info. Uno studio così strutturato:

127 milioni = costo del tempo che impiegano gli elettori a recarsi alle urne una volta in più (!!!)

Citando Bechis:

Gli economisti sostengono che andare al seggio due volte significa sprecare mezz'ora in media di più per ogni italiano. Il tempo è denaro, e quella mezz'ora vale 3,15 euro, cioè la metà del salario medio orario di un italiano calcolato dall'Istat (6,3 euro). Moltiplicata quella somma per tutti gli italiani che hanno votato alle ultime politiche si giunge proprio ai 127 milioni.

Bene, ditemi dove andare per ottenere 6.000 vecchie lire in cambio di mezz'ora del mio tempo che non dico sempre, ma qualche volta potrebbe farmi comodo. Specie in qualche domenica sfaccendata come questa. Di sicuro farebbero comodo a un disoccupato. Ma continuiamo:

37 milioni = costo stimato di una baby-sitter per chi debba rimediare alla chiusura delle scuole di lunedì dovuta al referendum (eh? il 22 giugno?).

Bene, a tutto questo aggiungete che la stima era più vicina ai 300 che ai 400, sottraete i costi indiretti e finirete per ottenere un costo finale reale di 100 milioni circa, come rileva anche il nostro giornalista. O magari anche 150, secondo la realistica stima del Ministro Maroni.

Tanti? Sempre tanti, per carità, ma così tanti da determinare una scelta che cambia la legge elettorale, cioè il cuore della nostra democrazia, in modo per molti versi autoritario, e certamente antiminoritario? Forse non è un caso che anche a sinistra si cominci a pensare a un rinvio di un anno.

Per chi volesse approfondire, ecco di nuovo il link all'articolo di Italia Oggi.

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