Brexit, il parlamento ha bocciato l'idea di un secondo referendum

La Camera dei Comuni ha bocciato l'idea di un secondo referendum sulla Brexit; l'emendamento ha ottenuto solo 85 voti a favore (334 quelli contrari). Contestualmente il parlamento ha approvato con 412 voti a favore la mozione, presentata dal Governo, per prorogare l'articolo 50. La mozione, però, prevede la richiesta di un rinvio della Brexit al 30 giugno solo qualora il parlamento dovesse approvare, entro il 20 marzo, un accordo per il divorzio consensuale con Bruxelles.

L'obiettivo è quello di ottenere abbastanza tempo per approvare una serie di leggi necessarie a regolare l'uscita dall'Ue. Qualora la Camera dei Comuni dovesse bocciare - per la terza volta - un accordo con l'Unione Europea, questo potrebbe anche comportare la partecipazione alle prossime elezioni europee in programma il 26 maggio. Al momento, insomma, la mozione lascia aperta qualsiasi possibilità. Nel caso in cui il Regno Unito dovesse chiedere un'estensione del tempo previsto per lasciare l'Unione Europea senza aver ratificato un accordo, dovrà chiedere ed ottenere il consenso al Consiglio europeo. Un portavoce della Commissione, subito dopo l'approvazione della mozione, ha puntualizzato che agli Stati membri spetterà il compito di "prendere in considerazione tale richiesta, dando priorità alla necessità di assicurare il funzionamento delle istituzioni dell'Ue e tenendo conto delle ragioni e della durata di una possibile estensione".

Un incontro tra i capi di Governo europei è già fissato per il 21 ed il 22 marzo a Bruxelles. In questa circostanza saranno chiamati a decidere sul da farsi in base a quello che farà la Camera dei Comuni. Tutte le parti in causa stanno, insomma, cercando di evitare un'uscita disordinata del Regno Unito.

Brexit, Donald Tusk apre ad una estensione di due anni

Ore 12:00 del 14 marzo 2019

All'indomani della bocciatura di una Brexit senza accordo da parte della Camera dei Comuni, oggi i deputati torneranno al voto per chiedere all'Unione Europea una proroga sull'avvio della Brexit, un'estensione temporale che potrebbe andare da qualche mese fino ad un massimo di due anni. E se fino a ieri dall'UE non erano arrivati segnali positivi in questo senso, oggi il Presidente del Consiglio UE Donald Tusk ha aperto alla possibilità di un'estensione lunga.

Via Twitter Tusk ha annunciato di voler chiedere ai leader dei 27 Paesi UE - è necessaria l'unanimità - di essere aperti alla possibilità di posticipare l'avvio della Brexit fino a due anni, così da dare al Regno Unito più tempo per ripensare ad una nuova strategia, tentare di raggiungere un nuovo accordo, cambiare il governo o indire un nuovo referendum.

Dal Regno Unito, però, sembrano avere comunque fretta di andarsene e il governo di Theresa May non vuole neanche sentir parlare di un secondo referendum sulla Brexit. Dopo il voto di stasera, sono due le possibilità al vaglio dell'esecutivo di May, a seconda di come andrà la nuova votazione già anticipata dalla premier.

May, infatti, è intenzionata a chiedere alla Camera dei Comuni di esprimersi per una terza volta sull'accordo raggiunto con l'UE, già bocciato due volte. Se - e ad oggi si tratta di un'ipotesi piuttosto remota - i deputati decideranno di accettare quell'accordo, sarà sufficiente chiedere all'UE un'estensione di poche settimane, fino al 30 giugno 2019. Se, al contrario, i deputati bocceranno l'accordo per la terza volta, sarà necessario chiedere un'estensione più lunga, anche se questo significherebbe permettere al Regno Unito di prendere parte alle elezioni europee del prossimo maggio.

Il voto di oggi, intanto, resta in programma. I deputati si esprimeranno sulla possibilità di chiedere un'estensione e già da domani, in caso di esito positivo, Theresa May inizierà l'organizzazione della terza votazione sull'accordo, andando a bussare alla porta di tutti i deputati per vedere quante possibilità ci sono di far passare quell'accordo svantaggiosissimo per il Regno Unito.

Non è chiaro quando potrebbe tenersi questa terza votazione, ma si dovrebbe svolgere prima del 20 marzo prossimo, il giorno precedente al nuovo summit dell'Unione Europea.

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