Perché non sono uguali: Veltroni, Berlusconi e la precarietà

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Una della accuse meno centrate rivolte a questa campagna elettorale è che non si sia parlato di temi concreti. Basterebbe aver ascoltato Veltroni in una delle sue tappe nelle piazze italiane, o avere almeno letto quotidianamente i giornali, per capire che non è così. D'altra parte, lo stesso pregiudizio che "PD e PDL dicono le stesse cose" è un semplice figlio del più crasso populismo, e lo dimostrano le posizioni e le proposte dei due maggiori schieramenti sull'importante tema del precariato. Non è proprio così...

Da un lato, Veltroni ha speso parecchie energie su questo punto - riguardante ovviamente soprattutto giovani e neolaureati - proponendolo come uno dei problemi più scottanti della società attuale, una vera e propria emergenza cui è necessario porre quanto prima rimedio. In questa ottica, insomma, mentre la flessibilità è vista come una caratteristica necessaria nel mercato del lavoro attuale (e non per niente il Partito Democratico candida un giuslavorista non amato dalla sinistra radicale come Pietro Ichino) la precarietà è considerata come un dramma esistenziale. La particolare rilevanza data dal PD alla cosa si è concretizzata nella volontà di portare come primo provvedimento in un'eventuale prima riunione del Governo Veltroni il cosiddetto compenso minimo legale. Questa norma altro non è che l'introduzione di un livello minimo salariale (sui 1000-1100 euro) per i precari, oggi spesso costretti a contratti al limite della schiavitù, a causa dell'implementazione senza alcun ammortizzatore sociale della Riforma Maroni da parte del precedente governo di centrodestra. Questa proposta potrebbe essere tacciata di demagogia o di essere una mera mossa elettorale, se non fosse che il compenso minimo legale è una realtà che ci circonda: in venti paesi membri dell'Unione Europea e in uno candidato esiste infatti una qualche forma di salario minimo garantito. Il compenso più alto è pagato dal Lussemburgo (1570.3 €), ma ci sono anche la Spagna con 665.7 €, la Francia con 1254 € e la Gran Bretagna con 1361 €. Paesi in cui questa è vista come una necessaria misura di welfare, e paesi che - al contrario della critica più comune, secondo cui un provvedimento simile paralizzerebbe la crescita - sono cresciuti come treni, mentre l'Italia perdeva 7 punti di PIL rispetto ai quattro maggiori paesi dell'area Euro e arrancava attorno a crescita zero.

Questa, quindi, la posizione di Veltroni e del PD. E nell'ambito del PDL, invece, qual è la cura proposta per la piaga del precariato?

In primo, per esplicita ammissione in almeno due dichiarazioni di Berlusconi (tuttora miracolosamente non smentite), non considerare il tema un problema. Nella conferenza stampa (seguita anche con una diretta di Polisblog), Berlusconi ha infatti dichiarato:

Io non avverto, per quanto riguarda i giovani, l'allarme della sinistra che vede la precarietà come il male assoluto della nostra gioventù

Affermazione condita proprio recentemente con un ulteriore rafforzamento della tesi:

Io vorrei che il paradigma del posto fisso fosse meno valorizzato. Non è vero che senza posto fisso non si possa prevedere il futuro. Io non sono d'accordo

Quali sono quindi le proposte di Berlusconi per il "non-problema" del precariato, a parte il consiglio di sposare un milionario? A livello di proposte, l'unica che si è sentita esplicitamente è stata la detassazione delle ore di straordinario. Sì ritiene quindi che le aziende avrebbero di conseguenza un vantaggio dal far lavorare di più i lavoratori, che finirebbero per guadagnare maggiormente (aggiungendo ore di lavoro). Come un provvedimento simile possa aiutare ad arrivare a un livello salariale dignitoso (senza finire per lavorare con gli stessi orari dei cucitori di palloni in Bangladesh) rimane avvolto da una spessa coltre di mistero. Anzi, sembra in realtà rifarsi alla tipica vulgata conservatrice che in America spinge i Repubblicani a tagliare le tasse solo ai più ricchi, con la convinzione che poi questi "faranno ricchezza", facendo quindi stare meglio anche le altre fasce sociali. Una mossa economica così oculata da aver messo in ginocchio l'America durante i due mandati presidenziali di Ronald Reagan e aver portato con Bush Junior gli USA sull'orlo di una spaventosa recessione.

Insomma, almeno sul tema della precarietà, i due schieramenti che si contenderanno il governo del paese le idee ce le hanno parecchio chiare, e sono idee anche molto diverse le une dalle altre. Chissà che conoscere queste cose, invece che abbandonarsi alle facili demagogie del "tanto sono tutti uguali", non possa aiutare i giovani italiani a convincersi che gli scenari che si aprirebbero dopo una vittoria degli uni o degli altri non sono proprio identici.

Foto: Claudio Testa, Flikcr

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