Libia, Conte: "Il caos a Tripoli potrà spingere molte persone sui barconi"

La situazione in Libia sta peggiorando ora dopo ora e l'avanzata delle forze del maresciallo Khalifa Haftar verso Tripoli non accenna ad arrestarsi. Qualche ora fa i militari hanno sfondato il fronte a sud della città e conquistato el Aziza, situata ad appena 50 chilometri da Tripoli, mentre gli scontri e le violenze si stanno inasprendo in tutta l'area.

Oltre 10 mila civili sono già fuggiti da Tripoli e quel numero è destinato ad aumentare esponenzialmente nei prossimi giorni e nelle prossime settimane in una crisi umanitaria che potrebbe andare a mutare sensibilmente la configurazione dei flussi migratori così come l'abbiamo conosciuta in questi ultimi anni. Ne é convinto il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, fermamente contrario alla deriva militare che la Libia sta prendendo.

Conte, contattato dal generale Haftar, si è detto aperto ad "ogni tipo di dialogo utile a a pervenire a una soluzione politica" e ha mostrato seria preoccupazione per le conseguenze umanitarie di quanto sta accadendo nel Paese che fino a poche settimane fa i vertici dell'esecutivo gialloverde continuavano a considerare un "porto sicuro" nonostante l'evidenza del contrario.

Secondo Conte, infatti, "c'è il serio rischio che si sviluppi una crisi umanitaria che finirebbe per sfinire una popolazione già provata da otto anni di instabilità. In caso di conflitto armato, potrebbero interrompersi le rotte libiche interne di migranti provenienti da altri Paesi, in particolare dell'Africa subsahariana.

La Libia, che fino ad oggi è stata considerata un Paese di transito per i migranti verso l'Europa, potrebbe presto diventare un Paese di partenza delle migrazioni. Ai migranti in arrivo dai Paesi dell'Africa subsahariana, insomma, si aggiungerebbero anche le migliaia di persone in fuga dalla Libia, che farebbero collassare il già precario sistema di accoglienza in Europa.

Foto | Palazzo Chigi

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