È morto l'ex senatore del Pdl Giuseppe Ciarrapico

Giuseppe Ciarrapico

Si è spento questa mattina a Roma, all'età di 85 anni, l'ex senatore del Popolo della Libertà Giuseppe Ciarrapico, presidente della A.S. Roma dal 1991 al 1993 e a lungo presidente delle rinomate terme di Fiuggi.

Ciarrapico, malato da tempo, è deceduto nella clinica Quisisana di Roma, nel quartiere Parioli. Da sempre simpatizzante del fascismo - tramite l'aziende tipografica di sua proprietà a Cassino aveva fatto stampare numerosi libri e fascicoli di stampo revisionista - e vicino a Giulio Andretti all'inizio della carriera politica, Ciarrapico era stato eletto senatore grazie al Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi nel 2008.

La sua carriera politica, sempre affiancata a quella di imprenditore, era stata costellata di polemiche e dichiarazioni antisemite e omofobe. Nel 2010, dopo aver pronunciato al Senato la frase "i finiani hanno già ordinato le kippah? Chi ha tradito una volta tradisce sempre era stato costretto a chiedere ufficialmente scusa alla comunità ebraica di Milano.

Nessuno, invece, era riuscito a fargli chiedere scusa alla comunità LGBT quando, nel 2012, intervenne a La Zanzara su Radio24 e dichiarò: "Due gay che si baciano mi fanno schifo. Durante il fascismo venivano mandati a Carbonia, scavavano e stavano benissimo. Oggi non vale nemmeno la pena mandarceli".

Nel corso della sua vita, Ciarrapico è stato coinvolto in diverse vicende giudiziarie, a partire dal 1974, quando fu condannato per aver violato la legge a tutela del lavoro minorile. Nel 1999 fu condannato alla Corte di Cassazione a 3 anni di carcere per ricettazione fallimentare e nel 2000 la sua condanna per finanziamento illecito ai partiti diventò definitiva, anche se l'età avanzata gli permise di evitare il carcere.

Non solo. Nel 2015 era stato condannato in via definitiva a tre anni di carcere per truffa: aveva ottenuto indebitamente dal dipartimento editoria della presidenza del Consiglio circa 20 milioni di euro di sovvenzione per le sua catena editoriale. Pochi mesi dopo, sempre nel 2015, fu condannato dal Tribunale di Roma a 5 anni di carcere per bancarotta fraudolenta.

La condanna definitiva per truffa gli fece perdere anche il vitalizio da ex parlamentare, come deciso dal Consiglio di presidenza del Senato nel novembre 2015.

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