Il sottosegretario Siri (Lega) è indagato per corruzione: "Chiedo di essere ascoltato dai magistrati"

Armando Siri (LEGA)

Il sottosegretario di Stato per le Infrastrutture e i Trasporti Armando Siri, in quota Lega, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Roma con l'accusa di corruzione.

Il senatore leghista, stando a quanto si apprende, è finito nell'inchiesta che riguarda un faccendiere nel settore dell'energia sempre alla ricerca di sostegni politici e vicino ad un uomo condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, oggi nuovamente finito in manette in provincia di Trapani per aver violato gli arresti domiciliari.

L'inchiesta era stata avviata mesi fa dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo e gli investigatori della Dia, che grazie ad intercettazioni e pedinamenti sono riusciti nel massimo riserbo a delineare i contorni di quei rapporti e il ruolo che avrebbe avuto il senatore Siri nella vicenda.

Da lì la Procura di Palermo ha inviato il corposo fascicolo alla Procura di Roma, che stamattina ha disposto una serie di perquisizioni e reso noto che il sottosegretario Armando Siri risulta tra gli indagati con l'accusa di corruzione.

Siri, stando a quanto riferisce la Procura, avrebbe ricevuto dei soldi per modificare una norma del DEF 2018 e favorire così le erogazioni di contributi alle imprese attive nelle energie rinnovabili. A modificare quella norma, mai approvata, sarebbe stato l'ex deputato di Forza Italia Paolo Arata, responsabile del programma della Lega sull'Ambiente, accusato di corruzione e intestazione fittizia di beni.

Arata, sempre secondo l'accusa, sarebbe stato in affari con l'imprenditore siciliano Vito Nicastri, uno dei presunti finanziatori della latitanza di Matteo Messina Denaro. Siri non sarebbe però stato a conoscenza di quei legami, come ribadito in quello che è il suo primo intervento pubblico dopo la diffusione della notizia dell'inchiesta:

Non so niente. Non ho idea, non so di cosa si tratti. Devo prima leggere e capire. Ho letto di nomi che non so. Sicuramente non c'entro niente con vicende che possano avere risvolti penali. Mi sono sempre comportato nel rispetto delle leggi. Sono tranquillo.

Per Siri, consigliere economico del Ministro dell'Interno Matteo Salvini, non si tratta dei primi guai con la giustizia. Nel 2014 aveva patteggiato una condanna ad un anno e otto mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta dopo il crack della società MediaItalia di cui Siri era presidente. Il leghista ha sempre negato le accuse, ma secondo i giudici avrebbe, insieme ai suoi soci, svuotato le casse della società, trasferito in fondi in un paradiso fiscale, e dichiarato bancarotta.

Siri: "Chiedo di essere ascoltato dai magistrati"

Con una nota ufficiale, il sottosegretario Siri rispedisce al mittente ogni addebito e si dice pronto a denunciare chiunque lo abbia accusato di condotte illecite.

"Respingo categoricamente le accuse che mi vengono rivolte. Non ho mai piegato il mio ruolo istituzionale a richieste non corrette - si legge nella nota ufficiale del politico leghista - Chiederò di essere ascoltato immediatamente dai magistrati e se qualcuno mi ha accusato di queste condotte ignobili non esiterò a denunziarlo".

Pm: "Funzioni e poteri asserviti a interessi privati"

Secondo la procura di Roma il sottosegretario Armando Siri "nella sua duplice veste di senatore della Repubblica e sottosegretario alle Infrastrutture" avrebbe asservito "le sue funzioni e i suoi poteri a interessi privati in qualità di pubblico ufficiale". Così è scritto nel decreto di perquisizione che i pm romani hanno trasmesso ai colleghi di Palermo.

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