Cantone: "Siri è un bancarottiere, ma per Salvini non è grave"

Ieri Matteo Salvini ha definito Armando Siri una "persona specchiata e onesta". Sul punto, si potrebbe aprire una discussione visto che lo stesso Siri - coinvolto oggi in un'inchiesta per una presunta corruzione, finalizzata a favorire aziende vicine all'imprenditore dell'eolico Vito Nicastri - nel 2015 ha scelto di patteggiare una pena a un anno e otto mesi per bancarotta fraudolenta riguardante la società MediaItalia, fallita lasciando un buco di oltre un milione di euro.

Secondo i giudici che firmarono quella sentenza, Siri e i suoi soci svuotarono le casse della società per trasferire il patrimonio ad un'altra società con sede legale nel Delaware, all'epoca dei fatti paradiso fiscale degli USA. Benché abbia deciso di patteggiare, Siri ha sempre sostenuto di essere innocente e di aver preso quella decisione perché non era nelle condizioni di sostenere le spese processuali e quindi di difendersi in giudizio per arrivare ad un'assoluzione.

Al di là della versione dei fatti offerta da Siri, il patteggiamento c'è stato. E il patteggiamento, in senso stretto, corrisponde ad un'ammissione di colpevolezza.

Raffaele Cantone, Presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, ha parlato del passato del Senatore Siri a Radio Capital ed ha espresso più di qualche dubbio sulla definizione di "persona specchiata e onesta" per un soggetto che ha patteggiato un anno e otto mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta: "Il patteggiamento, giuridicamente, è parificabile ad una condanna. Ovvio che il giudizio di specchiatezza ha anche un che di soggettivo. Per me uno che patteggia per bancarotta è colpevole di una bancarotta. Ritenendo, io, che la bancarotta sia un reato grave... evidente che il Ministro Salvini ragioni diversamente".

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