Di Maio: "Su Siri indagine grave in cui c'entra la mafia"

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Luigi Di Maio torna all’attacco sul caso Siri. Nonostante le parole distensive da parte del premier Giuseppe Conte, il Movimento 5 Stelle continua a chiedere le dimissioni del sottosegretario leghista. Matteo Salvini lo difende a spada tratta, affermando che Armando Siri sia innocente, ma l’altro vicepremier sottolinea la gravità dell’indagine.

"L'innocenza la decidono i giudici - dice il ministro del Lavoro - , non la politica. Quello era Berlusconi. Mi auguro che Siri possa dimostrare la sua innocenza, ma qui si tratta di opportunità politica. C'è un'indagine per corruzione in cui c'entra anche la mafia, non è uno scherzo. E c'è di mezzo un faccendiere che sembra essere un link tra Forza Italia e Lega".

Insomma, Di Maio paventa legami indissolubili tra la Lega e Forza Italia, confermati a suo dire dal fatto che Federico Arata, figlio dell'ex parlamentare di Forza Italia Paolo Arata, sia stato assunto a Palazzo Chigi dal sottosegretario Giancarlo Giorgetti. Eventualità che ricorda molto le abitudini della “vecchia politica” e che di “cambiamento” sa ben poco.

"Nelle prossime ore - aggiunge il leader del Movimento 5 Stelle - chiederò a Salvini e Giorgetti un chiarimento a livello politico. Prima di arrivare a delle conclusioni devo parlare con loro".

L’obiettivo di Di Maio è quello di capire se ci sia "un collegamento chiaro con la vicenda dell'eolico e con il fatto che Arata non sia entrato all'Arera". Comunque, il vicepremier pentastellato non vuole sentir parlare di giustizia ad orologeria, come fatto in passato da Forza Italia e Partito Democratico.

"Non credo ai complotti, non penso ci creda neanche la Lega. Se dice di essere innocente va bene, ma lo devono stabilire i magistrati, tutto qua. Io non dico che Siri debba andare a casa, può continuare a fare il senatore in attesa di rientrare, non è che perde il lavoro".

Di Maio: "Il governo non è a rischio"

Infine, sulla paventata crisi di governo, Di Maio sembra sostanzialmente smarcarsi, riversando ogni eventuale responsabilità sulla Lega.

"Il governo non è a rischio, anzi, per me va avanti, perché quando lavoriamo da squadra funzioniamo bene. Il problema nasce quando qualcuno si muove in autonomia, come se governasse da solo. Certe decisioni, indipendentemente dalle competenze, vanno prese collegialmente perché hanno una ricaduta su tutto il territorio. I ministeri non sono casa nostra - conclude Di Maio con una stoccata - , non è che possiamo usarli per fare campagna elettorale".

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