Giorgetti: "Figlio di Arata? Carte in regola. Maroni? Gufa perché vuole rientrare in gioco"

Il Movimento 5 Stelle coglie al balzo l’assist del leghista Roberto Maroni e torna a incalzare Matteo Salvini sul caso di Armando Siri, il sottosegretario del Carroccio indagato per corruzione.

Siri, l’attacco di Maroni e la replica di Giorgetti

"Visto che Maroni indica il braccio destro di Salvini, Giorgetti, come il vero problema, allora gli chiediamo di andare in Procura, se sa qualcosa. Depositi tutto dai magistrati, lo faccia per il bene del Paese" dice il M5s. L’ex governatore lombardo ed ex ministro dei governi Berlusconi Roberto "Bobo" Maroni, ormai lontano dalla ribalta nazionale, a La Stampa ha detto che su Siri "il governo non subirà veri contraccolpi. La vera crisi potrebbe arrivare per il coinvolgimento di un'altra persona in una vicenda di cui ben pochi parlano: il caso dell'assunzione del figlio di Paolo Francesco Arata da parte del sottosegretario Giorgetti".

E Giancarlo Giorgetti replica a stretto giro: "Fino a tre settimane fa qualcuno sapeva della famiglia Arata? No, e nemmeno io... Federico Arata ha tutte le carte in regola per far parte del mio staff, tra l'altro è finito nel tritacarne prima ancora di aver cominciato a lavorare". Maroni "gufa" per la caduta del governo perché "vuole rientrare in gioco" secondo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio. "In ogni caso prima di prendere qualsiasi decisione, parleremo tra noi" ma "non sono io un problema per il governo, anzi" aggiunge Giorgetti.

La presunta intercettazione alla base del caso Siri

L’intercettazione in cui Paolo Arata parlerebbe di una tangente a favore del sottosegretario Armando Siri secondo il quotidiano La Verità sarebbe però falsa. Oggi la Repubblica - che aveva anticipato la presunta intercettazione -, scrive che la conversazione è stata depositata presso il tribunale del riesame di Roma e che gli inquirenti continuano a ritenere essenziale per il prosieguo delle indagini il sequestro del computer e dei telefonini di Arata.

Sempre secondo la ricostruzione del quotidiano romano, il sottosegretario Armando Siri per i pm avrebbe ricevuto "indebitamente la promessa e/o la dazione di 30 mila euro da Paolo Arata" in cambio di un emendamento che avrebbe permesso alla società di Arata e al "re" dell'eolico Vito Nicastri, indagato per mafia, di ricevere i finanziamenti. Tre giorni fa i pm della Dda di Palermo hanno chiesto una condanna a 12 anni di carcere per concorso in associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni a carico di Nicastri.

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