Eugenio Vagni: dalle Filippine smentita la liberazione, è stato consegnato ad un altro gruppo

vagni

Vi avevamo parlato del rapimento del cooperante italiano Eugenio Vagni e del gruppo protagonista del sequestro, Abu Sayyaf, di ispirazione poco jihadista e molto più organizzazione mercenaria al servizio dei potentati locali, spesso e volentieri ostili alle organizzazioni umanitarie straniere presenti sul territorio, che attirano troppa attenzione.

Dopo la giornata di ieri in cui sembrava fosse pronto ad intervenire l'esercito filippino contro la banda Sayyaf, stamattina è stata data voce della liberazione dell'ostaggio, a breve smentita. "Abbiamo avuto notizia che Vagni e' stato lasciato dai suoi sequestratori ad un altro gruppo che si trova nella zona", ha detto il capo della polizia Jesus Verzosa.

Al momento anche la Farnesina sta verificando le notizie attraverso l'ambasciata a Manila, in costante contatto con il governo filippino. Verzosa ha assicurato che Vagni, che soffre di un'ernia, e' ancora vivo nonostante il "peggioramento delle sue condizioni di salute".

Il cooperante italiano, originario di Montevarchi, è l'ultimo ostaggio non ancora rilasciato dei tre dipendenti del comitato internazionale della Croce Rossa rapiti il 15 gennaio scorso nel sud delle Filippine, all'uscita da una prigione visitata allo scopo di studiare un progetto di ristrutturazione idrica.

Immagine|Flickr

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