Tria: "No a nuovo Deficit per ridurre le tasse"

"Sul deficit non ci sono margini. Bisogna intendersi: deficit significa indebitamento, non è un male in sé ma dipende dagli obiettivi per cui si ricorre a questo strumento. Una famiglia si indebita per comprare casa, non per pagare l’affitto. Tradotto in termini di finanza pubblica, significa che spese strutturali non possono essere finanziate a debito, mentre gli investimenti pubblici sì". Questo è il parere del Ministro Tria sulla possibilità di tagliare le tasse senza aver trovato adeguate coperture che possano tenere in piedi i conti pubblici.

Andare a tagliare il cuneo fiscale, come chiede a gran voce Salvini, non sarà per nulla semplice. Così come non sarà semplice realizzare una riforma fiscale che rischia di veder ridurre le entrate dello Stato. La Commissione UE ha già manifestato preoccupazione per la situazione italiana rivedendo al ribasso le stime di crescita per il 2019 e per il 2020, lanciando l'allarme sia per quanto riguarda il deficit che il debito.

Nonostante questo, Tria per il momento esclude l'ipotesi di una manovra correttiva in corso d'opera: "I Country Report di giugno conterranno le raccomandazioni della commissione a tutti i governi e riguarderanno il 2020, per cui non penso che verrà sollevato il problema di aggiustamenti che finora non ci sono stati richiesti. È noto poi che la commissione esaminerà i risultati 2018, che sul debito non hanno rispettato pienamente gli obiettivi anche a causa di una crisi economica che rappresenta senza dubbio un fattore rilevante. Mi aspetto quindi che la discussione vera sui nuovi programmi di finanza pubblica ci sarà a ottobre".

Nel formulare le sue previsioni, la Commissione non prende in considerazione il previsto aumento dell'IVA e neanche il piano di privatizzazioni formulato dal Governo: "È una prassi della commissione, basata sul fatto che anche in passato si sono previste privatizzazioni, in genere tre decimali di Pil, e poi non si sono realizzate. Nasce da qui la previsione “a politiche invariate” di cui parlavo prima. Ma il nostro obiettivo rimane, al momento non posso anticiparne le modalità di attuazione ma è chiaro che se non sarà raggiunto in pieno bisognerà pensare a qualche misura alternativa per ottenere lo stesso scopo".

L'aumento dell'IVA, in ogni caso, potrebbe non trasformarsi automaticamente in un aumento di entrate per lo Stato. Andare a toccare le imposte indirette potrebbe infatti far diminuire i consumi, con ripercussioni negative su larga scala. Anche per questo Salvini e Di Maio continuano a ripetere tutti i giorni di aver in programma di "sterilizzare IVA", anche se non hanno ancora spiegato dove verranno trovati i fondi per impedire lo scatto della clausola.

Tria, sul possibile aumento dell'IVA, non si è voluto sbilanciare: "È chiaro che impedire l’aumento dell’Iva significa dover agire sul lato della spesa, e si può discutere se a parità di deficit previsto sia più recessivo un taglio di spesa o un aumento di tasse. Io credo in generale che gli interventi sulla spesa siano più virtuosi di quelli sulle tasse, ma il problema è decidere dove si taglia. È un problema di scelte politiche che devono essere compiute".

In senso assoluto la "favoletta" della spending review non appassiona particolarmente il Ministro: "Gli «sprechi» in sé non esistono, nel senso che ciò che è «spreco» per qualcuno è un beneficio per qualcun altro. Non esistono sprechi che non abbiano dietro interessi, così come accade con le tax expenditures. Le analisi tecniche sono continue: le abbiamo sviluppate già l’anno scorso e le stiamo aggiornando. Ma appunto perché dietro a ogni spesa fiscale, cioè a ogni detrazione o deduzione, ci sono degli interessi, anche in questo caso si tratta di assumere scelte politiche precise".

Di sicuro, per Tria, "una riforma fiscale non si può realizzare a deficit. Si può aumentare il disavanzo per un provvedimento fiscale temporaneo, nato da precise ragioni congiunturali, ma non per una riforma strutturale".

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