Ore 12 - I candidati del Pd sotto il tiro del "fuoco amico"

altroIl Pd, (anche) in fatto di liste, non sta meglio del Pdl.

Nel partitone di maggioranza, a sguazzare sono “nani, ballerine, letteronze”, luccichini per allodole che però portano voti. Nel partitone (?!) dell’opposizione, a farla da padrone sono i “capibastone”, ex di tutto che però non portano nemmeno voti.

Ogni giorno i sondaggi danno l’allarme prevedendo la debacle del Partito democratico alle prossime elezioni europee e amministrative.

Che fanno i maggiorenti del partito? Come niente fosse si azzuffano fra loro, esercitandosi al tiro al bersaglio sui candidati provenienti da altre … correnti e da altre … storie, dimenticandosi di appartenere allo stesso partito.

Nel definire criteri e liste, Dario Franceschini ha cercato un mix di quel che facevano (ognuno a casa propria) la Dc (i cui litigiosi capicorrente erano però macchine da voto per lo Scudo crociato) e il Pci (con le sezioni allineate a produrre voti e preferenze su comando).

Il risultato è il caos, il tiro incrociato, il fuoco amico. Appunto.

Massimo D’Alema, Franco Marini, Francesco Rutelli, sornioni, non si stancano di ripetere che loro non hanno ruoli nel partito e osservano (compiaciuti?) il carrozzone che va verso il precipizio. Molti sbuffano e si defilano. Altri contestano apertamente.

Enrico Letta dice no al metodo e ai nomi imposti da Franceschini. Il sindaco di Venezia Cacciari e la presidente della regione Piemonte Bresso demoliscono i candidati imposti da Roma, definendo “pensionati” di lusso il capolista del nordest Luigi Berlinguer e il capolista del nordovest Sergio Cofferati. Al centro e al sud è aperta guerriglia.

Più che la nuova via per vincere le elezioni, pare proprio la vecchia strada per prendere un’altra e ben più deleteria “mazzata”.

Tanto, alla fine, si ritroveranno tutti uniti nel grido liberatorio: “Tutta colpa di Berlusconi!”.

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