Tunnel del Gran Sasso, Sdp: "Chiuso dal 19 maggio". MIT al lavoro per evitarlo

Strada dei Parchi, società concessionaria delle autostrade A24 e A25, ha annunciato la chiusura delle gallerie del Gran Sasso - situate nella tratta della A24 tra gli svincoli di Assergi e Colledara/San Gabriele - a partire dalla mezzanotte del 19 maggio prossimo. Alla base della decisione c'è la vicenda giudiziaria che ha evidenziato il rischio di contaminazione della falda acquifera del Gran Sasso che serve 700mila cittadini abruzzesi.

Secondo fonti del Ministero delle Infrastrutture, la notizia sarebbe stata accolta con grande preoccupazione e sarebbe già stata paventata la revoca immediata della concessione autostradale ad SdP per interruzione di pubblico servizio, fatto che comporterebbe l'inadempimento contrattuale della società che si occupa della gestione delle autostrade abruzzesi.

Le gallerie dovrebbero restare chiuse per i lavori di messa in sicurezza della falda acquifera, per un importo stimato di 172 milioni di euro. Al momento, però, non c'è ancora un Commissario incaricato per la gestione della questione; la sua nomina dovrebbe essere prevista con l'inserimento di un emendamento nel decreto Sblocca Cantieri che, al momento, è ancora all'esame del Senato e realisticamente non verrà approvato prima dell'inizio di giugno, se non oltre.

La chiusura delle gallerie in questo momento - in assenza del Commissario incaricato di occuparsi della progettazione e della realizzazione degli interventi - comporterebbe enormi disagi per gli abruzzesi e non solo. Non si può ignorare che la chiusura verrebbe disposta proprio poco prima dell'inizio della stagione estiva, fatto che comporterebbe inevitabili ed ingentissimi danni per le aziende impegnate nel settore del turismo balneare e non. Martedì è previsto un incontro al Ministero per cercare di scongiurare la chiusura delle gallerie.

L'INCHIESTA - L'esigenza di chiudere i tunnel è figlia dell'inchiesta giudiziaria sui gravi rischi di contaminazione delle falde acquifere del Gran Sasso. All'interno della montagna più alta dell'appennino si trovano infatti anche i laboratori dell'INFN, impegnati nello studio della fisica delle particelle. Secondo i magistrati che si sono occupati dell'indagine non ci sarebbe - allo stato attuale - "la necessaria separazione" tra le condotte deputate al trasporto delle acque per il consumo umano e quelle di scarto del laboratorio.

Lo scorso ottobre 10 persone ai vertici dell'Istituto nazionale di fisica nucleare, di Strada dei Parchi e di Ruzzo Reti (azienda che si occupa della fornitura dell'acqua) sono state iscritte nel registro degli indagati. Secondo il GIP che ha valutato le risultanze investigative del Noe sussisterebbe un "grave rischio contaminazione". Diversi tratti delle gallerie dei laboratori del gran Sasso "come il nodo B" - dove viene raccolta l'acqua destinata all'uso idropotabile - si presenterebbero in uno "stato di generale abbandono, se non di degrado".

La struttura dell'INFN sarebbe "sotto numerosi aspetti, fragile, non sufficientemente impermeabilizzata e non in grado di garantire la collettività dai gravi rischi di contaminazione delle falde acquifere". Il Gip ha ritenuto che non "ci sia stata la necessaria separazione tra le reti di condotte destinate alla raccolta e al convogliamento delle acque per un uso non idropotabile e quelle, molto più delicate e complesse, finalizzate al consumo umano". Come scritto dal GIP nella sua ordinanza "i gravi indizi di colpevolezza si ravvisano a iosa"

Secondo la Procura di Teramo sia i laboratori che le gallerie dell'autostrada avrebbero contribuito a "deteriorare, in modo permanente, le acque sotterranee" con "composti chimici di varia composizione, come nel caso del gasolio conservato in cisterne interrate ed altre sostanze con potere corrosivo". Nelle acque, effettivamente, sono state rinvenute contaminazioni - tra le altre - di cloroformio che, secondo la Procura, non possono che essere state procurate dagli esperimenti fatti nei laboratori.

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