Salvini oggi è in tour elettorale in sei città. Nel 2019 al Viminale solo 17 giorni...

Repubblica gli fa le pulci e lo chiama "il ministro latitante".

Matteo Salvini assenteista

Questa mattina Matteo Salvini ha dato il buongiorno ai suoi follower così:

"Buon martedì Amici, un saluto dal Veneto. Tra poco sarò a Montecchio Maggiore, poi ad Arzignano, Verona, Negrar, San Bonifacio e questa sera in Emilia, a Carpi. Alla faccia di chi ci vuole male, io non mollo!"

Non una scelta perfetta in una giornata in cui Repubblica è uscita con un articolo in cui fa i conti sulle presenze del ministro al Viminale e infatti la prima cosa che hanno fatto in tanti sotto il post di Salvini è stata quella di commentare che il ministro è "ovunque tranne che al Viminale", dove sarebbe pagato per stare dagli italiani.

Sì perché il primo "committente" di Salvini, da quanto è stato eletto, è lo Stato italiano, ossia i cittadini, non la Lega. Invece da mesi è sempre in tour elettorale, per le amministrative e per le europee, non si è fermato un attimo a discapito del lavoro per cui è profumatamente pagato. Tanto da uscirsene con la scusa che i rimpatri che aveva promesso per farsi votare in realtà sono molti di meno.

Ma tornando alle sue presenze al Viminale, la Repubblica titola: "Salvini, il ministro latitante: nel 2019 al ministero solo 17 giornate piene". E siamo al quinto mese del 2019. Il ministro è risultato assente per 95 giorni, ma nel frattempo, tra comizi elettorali e incontri non istituzionali, ha preso parte a ben 211 eventi.

Pare che i dirigenti del Ministero facciano spesso una battuta. "Incontrare il ministro? Si fa prima con VinciSalvini, sperando che sia lui a richiamare…".

Repubblica spiega:

"Dall’inizio dell’anno ad oggi, di giorni interi al ministero ne ha trascorsi appena 12, che diventano 17 se aggiungiamo — con una certa dose di ottimismo — cinque giorni in cui non si capisce bene dove sia stato. Nello stesso periodo, però, si è lanciato in un tour che nemmeno una rockstar: 211 tappe, tra eventi pubblici, comizi, cene elettorali, feste della Lega. Su e giù per l’Italia. Trasportato, talvolta, da aerei ed elicotteri della Polizia"

E riporta anche un Tweet di Salvini del 29 luglio 20145 in cui diceva dell'allora ministro dell'Interno:

"Oggi Alfano parla di legge elettorale, di Renzi, di articolo 18. Peccato che sia pagato per occuparsi di sicurezza e immigrazione. Alfano dimettiti"

Entrando nel dettaglio, Repubblica, che ha ricostruito giorno per giorno l'agenda di Salvini incrociando gli appuntamenti che lui stesso ha segnalato sulla sua pagina Facebook con le notizie delle agenzie di stampa, le cronache dei giornali locali, le interviste in tv e le foto che ha postato, spiega:

"Di giorni interi passati a lavorare al Viminale ne risultano pochi: il 5 marzo, per esempio, quando ospita il vicepremier libico Maiteeq, o il 19, quando convoca un tavolo per trovare il modo di bloccare la Mare Jonio, oppure, più di recente, l’8 maggio, quando inanella una serie di incontri diplomatici. In altri 22 giorni, Salvini ha fatto il ministro part time: al Viminale, ma per poche ore, consapevole che per la carica politica non esiste un registro degli ingressi. In sintesi, nel 2019 è stato fuori 95 giorni su 134, e quasi mai per missioni o cerimonie istituzionali. Un tasso di 'assenteismo' del 70 per cento"

Considerato che Salvini anche da europarlamentare era noto per essere un grande assenteista, si può dire che "il lupo perde il pelo, ma non il vizio". Lui ha giustificato questa sua caratteristica dicendo che in Europa non era al governo e dunque non serviva che fosse presente (e allora perché si era fatto eleggere?), mentre ora che è ministro sfrutta il trucco delle trasferte e il fatto che il ministro non è obbligato a stare in ufficio e può fare sopralluoghi ogni volta che la sicurezza pubblica lo richieda. Il problema è che Salvini è fuori uffici per fare i comizi per questo o quel candidato leghista o del centrodestra.

Il giorno della tragedia di Corinaldo è arrivato la sera tardi perché di giorno era impegnato nella festa leghista in Piazza del Popolo a Roma, il giorno dell'omicidio del carabiniere Vincenzo Di Gennaro a Cagnano Varano non è andato perché era a Roma a guardare la Formula E e a criticare Virginia Raggi, il giorno che la piccola Noemi è rimasta gravemente ferita in un agguato della camorra a Napoli Salvini era a Ferrara per la campagna elettorale per le Europee e a Napoli ci è andato solo tre giorni dopo e dopo aver tenuti comizi in Toscana e in Umbria. Però ha detto che a Pietralcina ha pregato anche per Noemi...

Stranamente i Comitati provinciali che ha presieduto erano proprio in luoghi dove di lì a poco si sarebbe votato e dove ha colto l'occasione per fare anche dei comizi e partecipare a venti elettorali. Inoltre è stato assente a cinque dei sei Consigli Giustizia e Affari Interni in cui si è parlato del tema a lui più caro, quello dell'immigrazione, e ha mandato al suo posto il sottosegretario Molteni.

È proprio necessario che il ministro dell'Interno stia in ufficio?

Repubblica si è chiesta quanto serva che il ministro dell'Interno stia effettivamente al Viminale e chi fa le sue veci quando non c'è. A occuparsi di tutto e stare in stretto contatto telefonico con il ministro è il prefetto Piantedosi, che è a capo del Gabinetto.

Il suo predecessore, ossia il prefetto in pensione Mario Morcone che era a capo del Gabinetto di Marco Minniti, titolare del Viminale prima di Salvini, ha spiegato a cosa serve la presenza del Ministro in ufficio:

"Il confronto costante con i cinque capi Dipartimento è essenziale per il funzionamento della macchina. Se il capo non c’è mai, il lavoro rallenta. Minniti arrivava in ufficio alle 8.30 e se ne andava la sera. Nicola Mancino si presentava in ufficio alle 7, prima della donna di servizio, e lei si metteva a urlare perché non riusciva a pulire la stanza"

Quindi se il ministro non c'è, per esempio, non possono essere firmate le autorizzazioni a intercettazioni preventive, che sono indispensabili per indagini su mafia e terrorismo, perché solo il titolare del Viminale può firmarle e per farlo tempestivamente deve essere presente al ministero. Inoltre, per motivi di sicurezza, deve usare la linea telefonica interna, che è criptata e collega il suo ufficio a quello del Presidente del Consiglio e dei capi dei servizi segreti. Insomma, fare il ministro dell'Interno non è una passeggiata... Invece Salvini è sempre a spasso.

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