Intervista a Emilio Reyneri: ammortizzatori sociali, welfare e giovani




In questi mesi noi di polisblog abbiamo dedicato vari post alle questioni degli ammortizzatori sociali e del welfare che, generalmente abbastanza snobbate dai politici italiani, sono rientrate brevemente nel dibattito pubblico in seguito alla crisi globale e alla proposta del PD di un assegno unico di disoccupazione.

Per approfondire ulteriormente questi argomenti, abbiamo realizzato una lunga intervista con Emilio Reyneri, ordinario di Sociologia Economica all'Università di Milano-Bicocca. Ecco a voi la prima puntata.

Il ministro Brunetta ha affermato che “in Italia abbiamo gli ammortizzatori migliori d’Europa". Lei cosa ne pensa?

"Se veramente lo ha detto, penso che ha cambiato radicalmente opinione, rispetto a quanto pensava 15 anni fa. Ricordo che Brunetta fece parte insieme a me, nel ‘93, di una commissione del Governo Ciampi che aveva lo scopo di riformare gli ammortizzatori sociali e la Cassa Integrazione. Elaborammo una proposta: quella di creare un sistema di ammortizzatori universale, di modello europeo. Le critiche alla situazione allora vigente (che non è cambiata, anzi forse è addirittura peggiorata), erano unanimemente condivise in seno alla Commissione: Brunetta compreso

La spesa per le politiche del lavoro in Italia e in Europa
La spesa per le politiche del lavoro in Italia e in Europa La spesa per le politiche del lavoro in Italia e in Europa La spesa per le politiche del lavoro in Italia e in Europa

In generale, c’è unanimità tra gli studiosi delle politiche del lavoro, almeno da 15 anni, sul fatto che si debba introdurre un modello europeo di welfare anche in Italia. Questa posizione è stata recentemente ribadita da Paolo Sestito, che è stato membro della commissione Biagi. E anche da Renato Brunetta, prima che cambiasse idea.."

Ma cosa c’è che non va nel sistema italiano così com’è?

"Innanzitutto nell’Europa dei 15 siamo il paese che spende meno per le politiche del lavoro: peggio di noi fa solo la Gran Bretagna (ndr: si vedano i grafici in gallery).
Abbiamo poi un sistema altamente diseguale: proteggiamo infatti, con la Cassa Integrazione e con altri ammortizzatori come la mobilità, sostanzialmente gli occupati dei settori industriali e dei servizi alle imprese medio-grandi. Il livello di protezione di questi strumenti, in termini monetari e di durata, equivale sostanzialmente alla media europea: da noi però, a differenza di altri paesi, copre solo una piccola fetta dell’occupazione. Le indennità ordinarie di occupazione poi, nonostante i recenti aumenti, sono nettamente al di sotto dei livelli di quelle degli altri paesi europei. Non solo: un giovane agli inizi della carriera lavorativa non riesce a riceverla, perché bisogna avere 12 mesi di contributi versati. Infine, chi ha uno status di collaboratore o di falsa partita Iva risulta tagliato fuori del tutto.
C’è poi un altro problema: l’Italia non ha un’indennità contro la povertà, una rete di protezione di ultima istanza, in cui il Welfare State interviene a proteggere chi non ha mezzi, come esiste in tutti i paesi dell’Europa dei 15 (tranne la Grecia). Da noi i privi di mezzi sono lasciati agli interventi dei Comuni. Una sorta di reddito di ultima istanza fu tentato dal Governo Prodi, ma venne abbandonato per vari motivi, che sarebbe lungo spiegare.
In sintesi, il sistema di ammortizzatori sociali italiano è un sistema che fa risparmiare lo Stato, consentendogli di spendere molto poco. E questo per un motivo molto semplice: perché i giovani disoccupati vengono mantenuti dalle famiglie"

A questo proposito, il ministro Sacconi, in una recente intervista a “L’Espresso”, ha sostenuto la necessità di concentrare gli investimenti per gli ammortizzatori sociali sui capifamiglia adulti, argomentando che “per i giovani questa crisi sarà una ventata di responsabilità. Come valuta questo orientamento del governo?

"La battuta di Sacconi è altamente irresponsabile, nel senso che propone di acuire gli aspetti negativi della via italiana al Welfare. Uno dei maggiori studiosi di welfare, Esping Andersen, ha sostenuto che i sistemi di Welfare in Europa reagiscono alla crisi accentuando le proprie caratteristiche, ed è proprio quello che sta accadendo in Italia: si aggrava la penalizzazione dei giovani, scaricando il loro mantenimento sulle famiglie. Questo è tipico del sistema italiano, che ha sempre protetto molto di più i capifamiglia adulti.
In questo momento stiamo assistendo a numerosi fenomeni di crisi sociale: uno di questi è che moltissimi di giovani che erano usciti di casa stanno disdicendo l’affitto per tornare a vivere coi genitori. D’altra parte, un collaboratore che riceve 800 euro dal governo come una tantum per il licenziamento cos’altro può fare?
Si verificherà quindi un’ulteriore accentuazione dell’uscire tardi di casa: in questo senso altro che “ventata di responsabilità”! E’ proprio in questo modo che costruiamo una generazione di giovani ancora più de-responsabilizzati"

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