Ocse: il 2019 sarà un anno a crescita zero per l'Italia

Ocse

L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita dell'Italia, dal -0,2% preventivato lo scorso marzo a 0, che nel 2019 non è più ufficialmente in recessione, ma rimane comunque a crescita zero.

Lo riferisce l'Economic Outlook presentato oggi dall'Ocse a Parigi, che ha rivisto al rialzo anche la stima per il 2020: l'Italia crescerà dello 0,6% il prossimo anno, contrariamente alla previsione di 0,5% stimata invece pochi mesi fa.

Se questa può essere considerata una notizia tutto sommato positiva - l'Eurozona crescerà dell'1,2% nel 2019 e a livello globale si stima una crescita del 3,2%, con l'Italia che rimarrà ancora una volta uno dei fanalini di coda - la stessa Ocse sostiene che la bassa crescita del Paese e l'aumento della spesa faranno crescere il rapporto deficit/Pil, che passerà dal 2,1% del 2018 al 2,4% del 2019.

La discussa manovra finanziaria approvata dall'esecutivo di Giuseppe Conte lo scorso dicembre "prevede misure nette pari allo 0,6% del Pil, per lo più consistenti in una maggiore spesa sociale attraverso un nuovo regime di prepensionamento (per un periodo di tre anni) e un nuovo e schema di reddito minimo garantito più generoso (reddito di cittadinanza)". Queste politiche, secondo l'Ocse

verranno compensate solo in parte da tagli alla spesa di almeno 2 miliardi di euro come concordato con la Commissione europea e maggiori imposte sul reddito d'impresa.

Nonostante le promesse dei vertici dell'esecutivo sui piani per non far aumentare l'IVA a partire dal 2020, l'Ocse stima che almeno in parte non si riuscirà ad evitarlo. Il governo, dicono da Parigi, "farà attuare solo circa la metà dei previsti aumenti dell'Iva nel 2020, pari a circa l'1,3% del PIL in totale".

Come evitare che le previsioni dell'Ocse si realizzino? La raccomandazione, che poco piacerà ai membri del governo, è quella di ricalibrare il reddito di cittadinanza così da incentivare davvero il lavoro e creare un sistema di benefici a favore dei lavoratori a basso reddito, prestando attenzione al salario minimo fortemente voluto dal Movimento 5 Stelle, "dovrà essere stabilito ad un livello che non danneggi l'occupazione regolare".

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