Genova, il racconto: "Urlavo che ero un giornalista, ma non si sono fermati". La polizia ha fatto il suo dovere?

E se Stefano Origone fosse stato "uno qualsiasi"?

Ieri a Genova ci sono stati degli scontri tra le forze dell'ordine e gli antifascisti, scesi in piazza per protestare contro il comizio di CasaPound. La polizia, per l'occasione, aveva blindato Piazza Marsala dove si teneva la manifestazione dei neofascisti (una trentina di persone in tutto), per proteggerli dai cosiddetti "antagonisti" che, come previsto, hanno tentato di superare il blocco per andare ad affrontare a muso duro i simpatizzanti di estrema destra.

In Piazza Corvetto, dove si sono radunati gli antagonisti, è successo di tutto. La polizia ha caricato a testa bassa, ha usato lacrimogeni e si è anche resa responsabile del pestaggio di Stefano Origone, cronista di Repubblica. Il termine pestaggio è forte, ma è quello corretto in questo caso.

Per questo fatto si sono sollevate diverse reazioni, compresa quella del Senatore del Pd Francesco Verducci che ha insensatamente parlato di 'intimidazione nei confronti dell'informazione': "Il pestaggio nei confronti del giornalista Stefano Origone è un fatto gravissimo. Non può accadere in un Paese democratico e in uno Stato di diritto quale è la Repubblica italiana. C'è una escalation di intimidazione nei confronti dell'informazione che va denunciata con la massima nettezza e fermata immediatamente. Il ministro Salvini chiarisca al più presto le responsabilità di quanto accaduto. Piena solidarietà a Stefano Origone e alla redazione di Repubblica".

L'intervento del Senatore del Pd è totalmente privo di senso. È ovvio che la polizia non abbia pestato Origone in quanto giornalista; tant'è che è stato proprio un ispettore di polizia a fermare ad un certo punto i colleghi, proteggendo il collega dalle manganellate.

Origone ha appunto spiegato di aver urlato come un pazzo "sono un giornalista", ma di non essere stato risparmiato. È evidente che gli agenti, in quel momento di concitazione, non avessero sentito le sue parole. Il punto, però, qui è un altro. Origone è un giornalista ed era lì per lavorare e certamente prima di venire massacrato di botte non si era reso responsabile di alcun comportamento violento, pericoloso o simile. Era semplicemente "uno a caso" nel mucchio agli occhi dei poliziotti.

È stato sfortunato ed ha incassato, senza alcuna colpa, una scarica di manganellate che gli hanno causato la frattura di due dita e di una costola, un trauma cranico ed altre varie ferite ed ecchimosi su tutto il corpo.

Per fortuna il commissario ha fermato i suoi colleghi, ma la domanda qui è molto semplice: e se Origone fosse stato uno qualsiasi? La polizia sarebbe stata forse autorizzata a picchiarlo mentre si trovava a terra e urlava di dolore?

Stupisce che in un Paese democratico venga giudicato normale un pestaggio di gruppo a carico di una persona inerme, che si trova già a terra e che non può più arrecare alcun danno all'ordine pubblico. Una volta reso inoffensivo un soggetto considerato - in questo caso a torto - pericoloso, che senso ha continuare ad infierire su di lui?

I poliziotti hanno in dotazione i manganelli per garantire, in caso di necessità, l'ordine pubblico, ma dovrebbero usare questo strumento con estrema cautela. Si ha invece la netta sensazione che le cosiddette "cariche di alleggerimento" molto spesso si trasformino in pestaggi a prova di legge. Questa cosa deve cambiare. Il prima possibile.

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