UE: entro venerdì arriva la lettera sui conti italiani. Salvini: “Non mi impicco ai parametri”

Vincenzo Boccia di Confindustria: “No allo sforamento del 3%. La campagna elettorale è finita”.

Lettera UE su conti pubblici Italia

Durante la sua conferenza stampa di oggi il vicepremier Matteo Salvini ha confermato che entro questa settimana arriverà una lettera della Commissione Ue sui conti dell’Italia e ha anticipato:

“So che da Parte della Commissione Ue è in arrivo una lettera sull'economia italiana. Gli italiani hanno dato mandato a me e al governo di ridiscutere, pacatamente, i parametri che hanno portato a un livello di precarietà senza precedenti”

Si tratta di un documento con cui l’Ue chiederà al governo di chiarire la sua posizione sul debito pubblico, non avendo rispettato la regola della riduzione nel 2018 e avendo così violato il Patto di Stabilità, visto che sono previsti dei peggioramenti anche per il 2019. Ricordiamo infatti che c’è stato un aumento del rapporto debito/Pil dal 131,4% del 2017 al 132,2% del 2018 e per il 2019 si prevede il 132,6% che però potrebbe invece essere anche un 132,7% e poi schizzare nel 2020 a 135,2%, anche se il governo italiano è convinto che l’anno prossimo scenderà al 131,1%.

Salvini ha detto chiaramente che l’idea di sforare il 3% per il rapporto tra Deficit e Pil non lo spaventa:

“Non ho voglia di sfidare nessuno, ma non sto a impiccarmi a un parametro, un numero o una regoletta. In Europa bisogna rivedere le politiche sulla crescita”

Ma questa possibilità è mal vista dagli industriali. Basti ricordare che in campagna elettorale Salvini ha detto chiaramente che “si deve sforare il 3%” e questa dichiarazione fece subito impennare lo spread. Oggi, dopo questa nuova dichiarazione, Vincenzo Boccia, Presidente di Confindustria, ha detto:

“Dobbiamo capire che lo sforamento per spese ordinarie e non per investimenti, su cui invece saremmo d'accordo, ma per fare debito pubblico è un elemento che riguarda solo l'Italia e non l'Unione Europea. La campagna elettorale è finita. Bisogna terminare con le facili promesse per entrare nella fase del realismo e del pragmatismo. Dobbiamo stare attenti al linguaggio perché se lo spread aumenta solo con le parole, dobbiamo stare attenti: è una magia che le imprese italiane non meritano”

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