Cannabis, Cassazione: "Vendere prodotti derivati è un reato"

La Corte di Cassazione ha emesso oggi una sentenza che rischia di spezzare le gambe ad un settore in enorme crescita in Italia, quello della cannabis light e dei prodotti derivati dalla cannabis. La legge, stando a quanto stabilito dalle sezioni unite penali della Suprema Corte di Cassazione, non permette la vendita o la cessione a qualunque titolo dei prodotti derivati dalla coltivazione della cannabis. E questo vale non soltanto per la cannabis leggera, ma anche per l'olio, la resina, le foglie e le inflorescenze.

Solo poco più di un mese fa era stata stessa la Corte di Cassazione a stabilire che la vendita di prodotti a base di cannabis light poteva essere permessa in Italia. Ora il clamoroso passo indietro che arriva in un momento particolarmente delicato per la politica italiana, con la Lega di Matteo Salvini che ha dichiarato guerra alla droga e, facendo di tutta l'erba un fascio, sembra considerare anche la marijuana, leggera o meno poco importa, alla stregua delle droghe pesanti.

E infatti il commento del Ministro dell'Interno Matteo Salvini non ha tardato ad arrivare:

Siamo contro qualsiasi tipo di droga, senza se e senza ma, e a favore del divertimento sano.

Pur dichiarandosi ossessivamente ed ad ogni occasione nemico della criminalità organizzata, Salvini gongola per una sentenza che a conti fatti restituirà alla mafia un settore molto ricco che piano piano, complice anche una legislazione non chiara, si stava riuscendo a sottrarre alle organizzazioni criminali.

Cosa stabilisce la sentenza della Cassazione

La sentenza completa sarà depositata nelle prossime settimane, ma i giudici hanno comunque diffuso alcune informazioni sul perché di questa decisione che sta facendo gioire non soltanto Matteo Salvini, ma anche la criminalità organizzata che non si vedrà sottrarre dai cannabis shop e dai tabaccai di tutta Italia quella ricca fetta di mercato.

Secondo i giudici la legge 242 del 2016 sulla coltivazione delle canapa "qualifica come lecita unicamente l'attività di coltivazione di canapa delle varietà iscritte nel catalogo comune delle specie di piante agricole, che elenca tassativamente i derivati dalla predetta coltivazione che possono essere commercializzati".

La vendita della cannabis light e degli altri prodotti derivati dalla cannabis non rientrerebbero quindi nell'applicazione della legge 242, ma integrerebbero il reato previsto dal Testo unico sulle droghe del 1990, che regolamenta "le condotte di cessione, di vendita, e, in genere, la commercializzazione al pubblico, a qualsiasi titolo, dei prodotti derivati dalla coltivazione della cannabis sativa L, salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante".

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