Silvio Berlusconi a Servizio Pubblico, Marco Travaglio risponde su Facebook: "Mai avuto bisogno di raccomandazioni"

L'elenco minuzioso delle condanne inflitte al giornalista Marco Travaglio, riportato da Wikipedia e sciorinato da Silvio Berlusconi durante l'ultima puntata di Servizio Pubblico, e altre opinioni espresse sempre dall'ex premier nella lettera che ha letto pubblicamente durante la medesima puntata del programma d'approfondimento giornalistico condotto da Michele Santoro su La7, oltre ad aver causato la collera in diretta del giornalista e conduttore del programma, ha spinto anche lo stesso Travaglio a chiarire alcuni concetti tirati in ballo da Berlusconi, ovviamente dal suo punto di vista.

Marco Travaglio, in un messaggio condiviso su Facebook, ha voluto fortemente smentire la dichiarazioni di Berlusconi che ha parlato di un raccomandazione di Giovanni Arpino per la sua assunzione a Il Giornale:

Arpino, mio amico, lo incontrai sul treno Torino-Milano il giorno del 1987 che andai a conoscere Montanelli, con cui avevo appuntamento. E fu presente al pranzo che ne seguì con Montanelli e me. Nel pomeriggio Montanelli mi ricevette nel suo ufficio e gli lasciai una busta contenente alcuni miei articoli. Mesi dopo, quando ormai Arpino era molto malato o forse era addirittura già morto (se ne andò nel dicembre del 1987), Montanelli mi telefonò perché aveva ritrovato i miei articoli e gli erano piaciuti: dunque mi chiese di collaborare al Giornale, come collaboratore esterno, senz'alcun contratto, nell'ufficio di corrispondenza di Torino. Fui assunto da Montanelli in persona, contro il parere dell'amministrazione che non voleva allargare gli organici, solo nel 1992, dopo che avevo avuto un'offerta di assunzione da Repubblica. E fui riassunto alla Voce, sempre da Montanelli, nel 1994, quando con lui e una cinquantina di redattori lasciammo il Giornale perché Berlusconi era entrato in politica e pretendeva di trasformare il Giornale di Montanelli in quello che poi è diventato: l'house organ del suo partito.

Nel suo messaggio Marco Travaglio ha anche voluto precisare che nel corso della sua carriera da giornalista non si è occupato soltanto di Silvio Berlusconi: Travaglio pone come esempio il suo libro dedicato alle tangenti Fiat che gli avrebbe impedito di lavorare a La Stampa.

Il giornalista ha concluso il messaggio, affermando di non aver mai ricevuto nessuna condanna per diffamazione e dichiarando di aver intenzione di querelare Silvio Berlusconi per averlo definito, in trasmissione, un "diffamatore di professione".

Foto | © Getty Images

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