Migranti: Italia e Ue denunciate per crimini contro l’umanità alla Corte penale internazionale

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Italia, Germania e Francia, Stati membri dell’Ue con un ruolo di primo piano nella crisi dei rifugiati, sarebbero responsabili della morte di migliaia di migranti annegati nel Mediterraneo e per questo dovrebbero essere perseguiti insieme alla stessa Unione europea.

Così secondo la denuncia presentata al Tribunale penale internazionale dell’Aja in un documento di quasi 250 pagine redatto principalmente da un ex dipendente del tribunale penale e consigliere di Wikileaks, Juan Branco, e da un avvocato israeliano che si occupa di diritti umani, Omer Shatz, dell’Istituto di studi politici di Parigi.

Secondo l’accusa i politici europei negli ultimi anni hanno creato la rotta migratoria "più mortale del mondo". Politici e funzionari degli Stati Ue con le loro decisioni avrebbero causato qualcosa come 12mila morti. Nel rapporto sono citati commenti, dichiarazioni e decisioni di capi di Stato e di governo come Emmanuel Macron e Angela Merkel.

Migranti morti nel Mediterraneo, le colpe dell'Ue

Tra le contestazioni mosse agli Stati Ue la "cacciata" delle Ong dal Mediterraneo e l’abbandono della missione di salvataggio dei migranti nota come Mare Nostrum nonostante le raccomandazioni in senso contrario di Frontex, l’organismo Ue che si occupa di proteggere le frontiere esterne.

Frontex aveva avvisato che abbandonare Mare Nostrum avrebbe significato soltanto più morti nel Mediterraneo, quindi ci sarebbe una colpa specifica di chi ha deciso di fare orecchie da mercante rispetto a quell’avvertimento.

L’Unione europea con lo smantellamento di Mare Nostrum e il blocco alle navi delle Ong nel Mediterraneo sarebbe diventata "un attore chiave nell’intercettazione e nel respingimento illegale dei migranti".

Inoltre l’esposto parla di collusione tra trafficanti di esseri umani e guardia costiera libica, citando il racconto di un testimone. La creazione di una zona Sar Libica presuppone il riconoscimento della Libia come porto sicuro ma le autorità libiche non sono secondo la denuncia affidabili per la gestione delle operazioni di salvataggio.

Un migrante proveniente dal Darfur ha raccontato che i trafficanti intercettati con i loro barconi dalla guarda costiera libica consegnavano le persone alle autorità del paese africano che poi le riportavano a riva e quindi in prigione, se non riuscivano a pagare:

"Ognuno di voi deve pagare 2000 dinari e noi poi vi riporteremo al punto in cui sarete salvati. Paga o se non hai soldi telefona, chiama la tua famiglia in modo che ci mandino dei soldi. Un agente può riscuotere denaro a Tripoli. Chiunque non riesca a pagare, lo trasferiremo nella prigione di Osama".

Accuse pesanti da cui ora le autorità libiche, l’Ue e gli Stati membri chiamati più direttamente in causa dovranno difendersi.

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