Bersani, attento! Occhetto docet, Prodi docet.Non c'è due senza tre?

La memoria storica, si sa, non è il forte degli italiani. Non c’è bisogno di risalire ai primordi per capire che nel Belpaese si vive spesso alla giornata, dimenticandosi del passato e guardando non oltre la punta del proprio naso. Ora, è bastata una performance televisiva di Berlusconi per riproporre la possibilità di una sua grande rimonta, addirittura fino alla vittoria della coalizione di centrodestra a guida Pdl.

Chi si ricorda come nacque e come si sviluppò il partito del Cav (da Forza Italia al partito del Predellino), la genesi e l’evoluzione del berlusconismo? Tutto partì, inventando un “partito” attraverso il reclutamento fatto dagli agenti pubblicitari, un partito televisivo, nutrito da valori fotocopia dello juppismo anni 80, incompatibile con l’ispirazione di De Gasperi, a cui il Cav ha fatto e fa riferimento.

Dopo 20 anni, Berlusconi ripete il suo schema strategico basato sulle “scomuniche”, sulla diga contro il comunismo (sic!), sulla contrapposizione fra moderati e sinistra, dimenticando che chi fa alleanze a destra non può essere moderato. Per riabilitare la politica occorre incentrare il confronto (anche elettorale) sui programmi, sulle culture di identità politica, di memoria storica: tutte cose che Berlusconi evita totalmente, come dimostrato anche l’altra sera in tv da Santoro.

Il Cav impone gli argomenti: la letterina su Travaglio, la “paghetta” di 200 mila euro al giorno all’ex moglie Veronica, le giudichesse femministe e comuniste, le battutine varie, le trovate come l’ultima del meeting televisivo con Bersani, s’attacca all’Imu e alle tasse, come non sapesse che sono stati i suoi governi a spennare gli italiani.

Santoro&C, stanno al gioco, ci guadagnano in ascolti, cioè in soldi. Ma i nove milioni di italiani voieristi, eterni spettatori sugli spalti, per applaudire i duellanti del finto duello nella finta arena, che ci guadagnano?

Se c’è Berlusconi c’è anche l’anti Berlusconi. Se c’è il berlusconismo c’è l’antiberlusconismo, due facce della stessa medaglia, con inquinamenti trasversali: ecco perché in Italia resta immatura l’alternarsi al governo tra moderati e progressisti.

Uno che conosce bene i suoi polli, Fedele Confalonieri, nel 1994 dopo l’exploit vincente di Berlusconi, disse: “Ha avuto ancora una volta ragione lui, perché Silvio è un grandissimo venditore. Gli italiani volevano un partito nuovo? Lui l’ha creato in tre mesi e glielo ha venduto”. Sì, come Totò vendette a Peppino la Fontana di Trevi.

Chi pensa che gli italiani rifiuteranno il ri-ritorno del Cav dopo i suoi fallimenti quasi ventennali rischia di prendere un granchio. Bersani farebbe bene a metter via le bottiglie di spumante e a caricare i suoi … “fucili”, uscendo dalle casematte dei gazebo. E Monti sarebbe meglio scendesse dalla cattedra. I fantasmi a volte ritornano. Occhetto docet. Prodi docet. Non c’è due senza tre?

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